Ironia e quiproquo: Lavia fa rivivere il vero Shakespeare

Al Teatro Romano di Verona grande lettura della fabula del Bardo «Molto rumore per nulla». Ottima prova del figlio del regista, Lorenzo, e della Di Martino

Su cosa sia, cosa debba essere o cosa sia destinato a diventare il teatro continuano ad accanirsi in appassionanti quanto sterili parapiglia sociologi e specialisti fin da quando l'alta eloquenza di Eschilo risuonò nella cavea deputata all'antica tragedia. Ma forse nessuno come Rousseau ne ha penetrato l'intimo senso di festa collettiva che unisce la ragione alla psiche in un indissolubile nodo.
Ed è a questo che si è rifatto con humour e intelligenza Gabriele Lavia quando ha deciso di mettere in scena quell'incantevole apologo intitolato Molto rumore per nulla in cui il Bardo, in un attimo di arioso gioco a rimpiattino sulle contraddizioni della natura umana, mescola nella figura del frate impiccione un grammo di Romeo e Giulietta, somministra nel caso di Claudio Geloso dell'incolpevole Ero i veleni di Otello e per finire esuma il gran contrasto della Bisbetica domata nel gran duello verbale tra Benedetto guerriero spregiator di femmine e Beatrice perversa nemica del maschio predatore e padrone.
Sul palco vuoto dove i giovani della compagnia, prima che la fabula inizi, si destreggiano in movenze ginniche al suono di un pianino simile all'organetto di Berberia cantato da Prévert, gli attori presto rivestiti dei manti regali attribuiti ai loro fantomatici personaggi agiscono il gran teatro della farsa slapstick, ma stavolta senza torte in faccia. Colloquiando a tratti con la platea in un confronto d'impianto processuale l'estroso e stralunato Benedetto del bravissimo Lorenzo Lavia dà il suo filo da torcere alla maschietta di turno Federica Di Martino inseguita a ruota, sulla strada giocosa della perversione da salotto, dall'ombroso Don Juan di Alessandro Riceci. Mentre, sull'altro piatto della bilancia, incuranti degli strepitosi quiproquo del Bargello e della sua Ronda di accoliti spiritati, l'aitante Claudio di Francesco Bonomo e la grazia svenevole della sua innamorata Tamara Balducci sembrano usciti dall'Heptameron, il libro di sospiri d'amore di Marguerite, regina di Navarra.

MOLTO RUMORE PER NULLA - di Shakespeare Regia di Gabriele Lavia, con Federica Di Martino, Lorenzo Lavia, Francesco Bonomo. Verona, Teatro Romano, fino a stasera. Poi in tournée nazionale.