Irpef, il governo vuole una supertassa del 45%

Fabrizio Ravoni

da Roma

Cambia l’Irpef. Ritorna la tassa sui Suv. Aumentano gli alcolici. Nicola Sartor, sottosegretario all’Economia, prima esclude la presentazione di un maxi emendamento al decreto legge, approdato nell’aula di Montecitorio. Poi indirettamente conferma la sua presenza annunciando che l’aumento delle rendite finanziarie non farà parte del maxi emendamento. La Finanziaria e il decreto che l’accompagna restano cantieri aperti.
A Romano Prodi va bene così. «Una Finanziaria, se è seria, deve scontentare tutti. In fin dei conti - prosegue il presidente del Consiglio da Lahti, Finlandia - tutti sapevano che ci voleva una Finanziaria forte, seria e dura». Il calo della popolarità del governo sarà un fenomeno momentaneo, dice il presidente del Consiglio. «Il governo riprenderà popolarità. E la gente se ne accorgerà con i cedolini degli stipendi di gennaio». Il premier sembra quindi convinto che così com’è la parte fiscale della Finanziaria non debba essere toccata.
Irpef. Nella maggioranza, però, montano i mal di pancia sulla riforma delle aliquote e degli scaglioni Irpef. Così a Montecitorio esponenti del governo confermano l’intenzione di correggere il riordino. Non solo. Spiegano che le modifiche potrebbero riguardare l’introduzione della clausola di salvaguardia per i redditi fino a 45 mila euro. Per clausola di salvaguardia s’intende la possibilità per il contribuente di scegliere il regime fiscale più conveniente. Per coprire da un punto di vista finanziario l’operazione, le stesse fonti ipotizzano l’introduzione di un contributo di solidarietà del 2% per i redditi sopra i 150mila euro.
L’ipotesi, che piace molto ai Ds, suscita perplessità al ministero dell’Economia. Misure del tipo di clausola di salvaguardia fino a 45 mila euro costerebbero all’Erario, sottoforma di minor gettito, circa 1,5 miliardi di euro. Non solo. L’introduzione di un’aliquota per i redditi sopra i 150 mila euro assicurerebbe un gettito di soli 200 mila euro. Insomma, almeno al momento, dal ministero dell’Economia arriva un rifiuto a modificare l’Irpef. Ma la questione è apertissima.
Tasse sui Suv. Scomparsa dal decreto fiscale, la tassa sui Suv tornerà con la Finanziaria. E con essa anche gli sconti per le auto più ecologiche. Appare singolare, infatti, che la tassa sui Suv e gli sconti alle «euro 4» siano stati tolti dal decreto nel momento di massima tensione fra la Confindustria di Montezemolo (che è anche presidente della Fiat) sul Tfr. E una volta raggiunta l’intesa con industriali e sindacati sul trattamento di fine rapporto, improvvisamente siano tornati a galla gli sconti sui bolli auto, legati alla sovrattassa sui Suv. Da inserire nella Finanziaria. Il sospetto che la tassa sui Suv (e gli sconti sui bolli auto) siano stati uno strumento di scambio resta alto in più di un parlamentare della stessa maggioranza.
Alcol. A partire dal 1° gennaio prossimo costerà di più alzare il gomito. Le commissioni Bilancio e Finanze hanno approvato un emendamento che prevede un aumento del 10% delle imposte sui superalcolici. Motivo della scelta, la copertura finanziaria di un regime fiscale agevolato per i piccoli agricoltori con un volume d’affari inferiori ai 7mila euro. La stangata sui superalcolici colpirà in modo particolare gin e whisky. Mentre non è chiaro se dall’aumento saranno escluse grappe e altri distillati dai mosti.
Poste e scuola. Dal decreto legge scompare anche la vendita degli immobili delle Poste Spa. Mentre il ministro Fioroni ritiene che non sia giusto parlare di tagli alla scuola. «Chi parla di tagli sta bluffando». E sfida i sindacati a fare uno sciopero della scuola contro la Finanziaria. Ma a Prodi va bene così.