In Irpinia sfottono i terremotati

Trent’anni dopo il terremoto, a Salvitelle, un comune del salernitano, hanno consegnato le case ma gli abitanti non potranno andarci perché manca l'elettricità. Pare una bufala giornalistica agostana, ma è la realtà.
È successo veramente in un comune del Sud dove 30 anni fa ci furono dieci morti, ventitré feriti e trecento famiglie sfollate. La consegna delle case doveva scrivere la parola fine a questa vicenda che ha rovinato per trenta anni (non mesi o giorni) la vita a tutte queste famiglie: a bambini, a vecchi, a mamme e papà, a giovani, a persone malate e ingiustamente costrette a vivere alla meglio, quando ciò è stato possibile. In trenta anni passa una generazione e con essa i drammi, le speranze, le gioie e le sofferenze di molte persone che, per errori gravi e mancanze ingiustificabili altrui, vedono i propri giorni caricati di angosce e tormenti che non meritano.
Era il 23 novembre del 1980 e il comune si Salvitelle fu raso al suolo. Dopo il terremoto la disperazione e poi le speranze che si sono più volte schiantate contro l'incompetenza, la negligenza, la stoltezza di molti. Certamente sarebbe possibile ricostruire le responsabilità che, comunque, dopo trenta anni non sono mai facilmente attribuibili. Sono molti quelli che hanno sbagliato e aggiunto disastri al disastro.
E ad aggravare la situazione in questo paesello di non più di seicento anime, incastonato tra i monti della valle del Tanagro, c’è stata anche l’emigrazione: sono rimasti in maggioranza i vecchi. Che meriterebbero, essendo arrivati alla parte finale della loro vita, il rispetto di chi molto ha dato e molto avrebbe diritto a ricevere.
Hanno lavorato, hanno fatto sacrifici, hanno contribuito a creare ricchezza e non solo materiale per tutti, hanno pagato molte tasse e - generalmente - ricevono ben poco in cambio. Almeno la casa che funziona dopo trent'anni se la meriterebbero. O no? Neanche quella?
Il Sindaco di Salvitelle ha detto che ha voluto consegnare questi 45 appartamenti compresi in 15 fabbricati, realizzati nel centro storico, perché in questo periodo ci sono molti paesani emigrati che tornano e voleva far festa insieme a tutti. Va bene, comprensibile. Ma dopo trent'anni non c'era proprio modo di consegnarli con gli allacciamenti elettrici. È colpa di qualcuno che non ha collaborato, Signor Sindaco? Lo metta alla berlina, anzi alla gogna. Trent'anni di attesa la meritano tutta. Non cambiano nulla ma profumano l'aria di giustizia e, creda, per chi ha atteso così tanto tempo quanto fu lui promesso per qualche anno dopo il terremoto, e ha respirato il fetore della corruzione, della burocrazia che se ne frega e magari anche l'arroganza di qualche potente, è molto. E anche se fosse poco è dovuto perché è in gioco un diritto non un qualcosa di opzionale o accidentale.
Certo, non si può dare la colpa di tutti questi anni al sindaco attuale. La questione è più grossa di lui. Viene da prima ma - almeno - la concluda ora, perché basta e avanza così. Magari nell'agosto del prossimo anno, quando torneranno ancora gli emigrati (almeno che non siano schifati di quanto accaduto quest’anno) faccia trovare tutto a posto, non solo gli allacciamenti elettrici ma il decoro attorno alle abitazioni, il verde, i divertimenti per i pochi piccoli che sono ancora in paese, un campo di bocce per gli anziani. Non è colpa sua Sindaco? Bene, siamo contenti ma un gesto riparatore ci vuole anche per le colpe altrui. E tanti auguri a quelle famiglie che finalmente riavranno una casa.