Irregolari e spacciatori, il giudice li libera «Sono troppo poveri per tornare a casa»

Troppo poveri per riuscire a procurarsi un biglietto aereo per tornare nel proprio Paese, ma abbastanza ricchi per continuare a vivere in Italia in barba alla legge, visto che hanno già violato un precedente obbligo di espatrio. Paradossi? No, una sentenza emessa in nome del popolo italiano dal giudice del tribunale di Trento Enrico Borrelli, che ha rimesso in libertà nove clandestini nordafricani fermati dalle forze dell’ordine in pieno centro, a Trento, nell’ambito di un controllo sulla sicurezza. «Non hanno rispettato l’ordine d’espulsione perché sono poveri e senza soldi, non possono acquistare un volo aereo per tornare nel proprio Paese», ha spiegato il magistrato in sentenza. Ma, contro la decisione del giudice, è rivolta, e per questa mattina la Lega ha organizzato una manifestazione di protesta di fronte al tribunale.
Paradossi. Paradossi di una giustizia che a volte è «più uguale» per qualcuno e decisamente meno per altri, vedi il caso denunciato dalla Padania e dal Giornale a proposito del rischio crac per l’Inps a causa dell’estensione del diritto di pensione anche agli invalidi stranieri privi di permesso di soggiorno. Avrebbe avuto, il giudice, la stessa indulgenza rispetto alle condizioni di indigenza anche nel giudicare un povero italiano sorpreso a rubare al supermercato? Non è dato sapere. Anche se, prenderne atto è d’obbligo, la decisione del giudice Borrelli di mettere in libertà i nove extracomunitari, in fondo, non ha cambiato molto. La dimostrazione? Le cifre, sciorinate nel maggio scorso dal capo della Polizia Antonio Manganelli, durante un’audizione alla Camera. Su oltre 10mila e 500 clandestini fermati dalle forze dell’ordine nei primi cinque mesi del 2008 e ritenuti a vario titolo meritevoli di espulsione ben ottomila hanno ricevuto quello che Manganelli ha definito il «perdono sul campo», alias il foglio di via che, di fatto, diventa carta straccia se poi non c’è modo di controllare che effettivamente venga messo in atto. Con buona pace del lavoro delle forze dell’ordine. Come nel caso di Trento. Tuona l’onorevole Fugatti, che questa mattina guiderà la manifestazione del Carroccio insieme al senatore Sergio Divina: «Così si vanifica il lavoro della polizia e dei carabinieri. Ci sono magistrati - ha aggiunto a la Padania - che ragionano con spirito sessantottino». Neanche le forze dell’ordine l’hanno presa benissimo. I poliziotti avevano arrestato i nove clandestini nell’ambito dell’intensificazione dei controlli sulla sicurezza partita col decreto Maroni, e in una zona, quella di piazza Dante, dove gli episodi di spaccio non sono una rarità. Uno dei clandestini aveva anche un precedente specifico. Del resto anche il pm, Salvatore Ferraro, aveva chiesto la condanna per tutti i nove. E invece è arrivato il «liberi tutti». Un «liberi tutti» che non è neanche un unicum nella variegata giurisprudenza d’Italia. Nell’autunno del 2007, a Sassuolo (Modena), un caso praticamente identico - tranne che nel numero - con tre clandestini prosciolti perché non potevano pagarsi le spese di rimpatrio. E di casi simili si è occupata anche la Cassazione, invitando i giudici ad essere più prudenti, prima di assolvere per indigenza.