Irregolarità e sospetti in Italia e all’estero

Spariti 30mila voti dei nostri connazionali in Svizzera. A Roma trovato uno scatolone di schede ma la Procura chiude subito l’inchiesta. In Alto Adige rinvenuta un’urna in un bosco

Claudia Passa

da Roma

Settantamila schede contestate tra Camera e Senato; centinaia quelle votate e valide rinvenute a Roma accanto a un cassonetto; voti contestati che sarebbero stati «espropriati» alla Cdl; un’urna trovata in un bosco in Alto Adige; un falso allarme a Napoli per due plichi vuoti, trovati per strada e consegnati alla Digos; il giallo delle schede smarrite in Svizzera. Sale la temperatura in attesa del verdetto che dovrà decretare il vincitore delle elezioni. E la verifica delle schede contestate, assieme al conteggio ufficiale dei voti espressi, è molto più di una questione di forma. È in questo clima incandescente che ieri mattina, accanto a un cassonetto, nel quartiere Tuscolano a Roma, un passante ha notato 18 scatoloni con lo stemma della Repubblica. Provenivano dal vicino seggio numero 958, e uno di essi conteneva 608 schede elettorali. Votate e valide. Immediato l’avvio degli accertamenti della Polizia, e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura, che in serata – dopo aver interrogato i responsabili del seggio - ha liquidato l’episodio. Le schede, infatti, erano state regolarmente conteggiate e riportate nei verbali di scrutinio, e solo «comportamenti negligenti o superficiali» hanno permesso che finissero negli scatoloni gettati via. E non si placano le polemiche sulle 30mila schede svizzere. In senatore di An Gino Trematerra ha denunciato che dalla Confederazione sono partite 188mila schede e a Roma ne sono arrivate 158mila. La nostra ambasciata a Berna assicura che tutto è stato fatto nel pieno rispetto delle regole ma i dubbi restano. In un bosco fra Silandro e Laces, in Alto Adige, è stata trovata un’urna elettorale vuota e aperta con i sigilli strappati. Lo ha reso noto Forza Italia dell’Alto Adige, che sottolinea che si tratta di un caso «che lascia sgomenti e sul quale naturalmente investigano i carabinieri». Un falso allarme è scattato invece a Napoli, dove un cittadino ha trovato per strada due plichi verdi, vuoti, con intestazioni relative alle operazioni elettorali. Ma le due buste, destinate a essere utilizzate durante lo spoglio dei voti, non avrebbero dovuto essere conservate né restituite.
Di ben altro tenore l’allarme lanciato dal senatore Paolo Guzzanti (Fi), che dopo una visita agli uffici capitolini dov’era in corso la revisione delle schede contestate, ha parlato di «spettacolo osceno e scioccante». «I voti contestati, ma chiaramente espressi senza alcuna possibilità di dubbio per i partiti della Cdl – ha affermato Guzzanti - sono decine e decine su ogni tavolo. Nel giro di poche ore, nell’ambito di pochi seggi, ho visto decine di voti espropriati al centrodestra». Per il senatore azzurro, dunque, basta una moltiplicazione per raggiungere un numero che si potrebbe prefigurare di gran lunga superiore ai 24mila voti, ovvero allo scarto provvisorio fra la Cdl e l’Unione. «Inoltre – incalza Guzzanti - i presidenti di seggio della sinistra annullano schede perché l’elettore, evidentemente anziano, ha indicato la sua scelta con un tratto discontinuo, sempre sullo stesso simbolo. Se tanto mi dà tanto ci troviamo di fronte a una appropriazione indebita a livello nazionale della volontà popolare». Nei Ds c’è chi prova a smentire («l’ingresso nel seggio è consentito solo ai membri del seggio», afferma Carlo Leoni), chi a minimizzare («recuperano loro ma recuperiamo anche noi», dicono Olga D’Antona e Giorgio Mele). Immediata la replica di Guzzanti: «Si dia pace, Leoni: io c’ero e lui no; io ho visto e lui no; io ho ragione e lui ha torto».