Irregolarità nelle graduatorie per la casa: Comune parte civile

Il processo sulle irregolarità nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi popolari a Roma durante la giunta Veltroni tiene banco. Sulla vicenda è intervenuto ieri anche il sindaco Alemanno che, all’atto del suo insediamento, chiese e ottenne dai vertici dell’ufficio Casa del Comune, di fare chiarezza. Sulla base degli accertamenti effettuati e delle denunce inoltrate all’autorità giudiziaria, si è aperto poi il processo attualmente in corso. «L’amministrazione ha fatto emergere una situazione gravissima. Ho visto le graduatorie con case assegnate a persone che erano al quindicimillesimo posto. Ci sono cose - ha spiegato Alemanno - che non sono affatto chiare, poi sarà il giudice a definire la questione, ma noi ci costituiremo parte civile. È stato creato - ha detto il sindaco - non solo un danno d’immagine, ma anche sostanziale ed economicamente stimabile, per il Comune di Roma, a circa un milione di euro. Vogliamo che venga fatta assoluta chiarezza».
«Aspettiamo fiduciosi - ha aggiunto il delegato del sindaco per l’emergenza abitativa Marco Visconti - che, soprattutto grazie all’esposto del direttore dell’Ufficio Casa Raffaele Marra, la magistratura faccia piena luce sulle assegnazioni arbitrarie di case popolari del Comune di Roma avvenute negli anni del centrosinistra, e che accerti le responsabilità penali di ognuno. Di una cosa però siamo certi: siamo solo agli inizi». «Basti dire che appena insediati alla guida del Comune - ha ricordato Visconti - abbiamo scoperto che di circa tremila famiglie in graduatoria con 10 punti, appena 945 avevano i requisiti di idoneità per il punteggio. O mancava la documentazione o i requisiti non c’erano proprio. Una cosa gravissima, perché due famiglie su tre avrebbero scavalcato in graduatoria i legittimi aventi diritto».
«Ma va fatta luce - ha proseguito Visconti - anche sullo scandalo delle convenzioni con i residence privati per l’assistenza alloggiativa, firmate negli anni di Veltroni, e ancora lontane dalla scadenza naturale. Il Comune spende decine di milioni all’anno per non più di 1.000-1.200 famiglie. Circa 1.700 euro al mese per ciascuna, in borgate di estrema periferia. Spenderemmo di meno per l’affitto ai Parioli, Prati, San Giovanni, in pieno centro storico».