Irritati i grandi istituti «Arriviamo tardi» Poi il voto unanime

Mario Attanasio

da Milano

La scelta, formalmente, è stata fatta all'unanimità. Ma le critiche e le censure non sono mancate. La decisione dell'Abi, l'associazione che riunisce le banche, di sospendere la ex Bpl dalla confindustria del credito, secondo alcuni banchieri, «ha il sapore dell'intervento tardivo». Che ha fatto sorridere più di qualche rappresentante degli istituti, ieri, a Palazzo Altieri, in occasione di uno degli esecutivi più accesi degli ultimi anni. Una riunione di oltre quattro ore interamente dedicate al tema Bpi-Bankitalia e alla questione strettamente connessa «Ddl risparmio». Sulla sospensione della Popolare italiana «ci avremmo potuto pensare prima» hanno lamentato alcuni top banker «magari sin da settembre», cioè in occasione del primo esecutivo dopo l'avvio delle indagini sulla Lodi. «Siamo arrivati in ritardo, come al solito i primi sono sempre i magistrati». Ma non è mancato, insieme con gli auguri di buon lavoro al nuovo dg della Bpi Divo Gronchi, anche qualche segnale di soddisfazione: «È una svolta, ci voleva». Mentre è stato l'ad di Capitalia Matteo Arpe a pretendere da Gronchi la promessa di risarcimento per tutti i clienti truffati.
A guidare il fronte dei banchieri contro l'ex ad della Lodi Gianpiero Fiorani, Corrado Passera (ad di Intesa) e Luigi Abete (presidente di Bnl). Abete ha richiamato l'attenzione dei colleghi sulla necessità di mostrarsi duri davanti a comportamenti come quelli di Fiorani e soci che minano l'immagine del settore. Ma alcuni banchieri hanno un po' sorriso di fronte alla proposta - comunque varata dall'esecutivo Abi - di costituirsi parte civile nel processo penale contro l'ex numero uno della Lodi. Una mossa giudicata da alcuni come «un tentativo disperato per rifarsi la verginità».
Uscito di scena Fazio i vertici delle banche si interrogano su chi sarà il nuovo governatore di Bankitalia. Secondo indiscrezioni il candidato ideale per i banchieri sarebbe Mario Monti, l'unico che garantirebbe la necessaria indipendenza dalla politica. Indipendenza a rischio, secondo l'Abi, con il nuovo meccanismo di nomina. Di qui la richiesta di introdurre un passaggio parlamentare nella nuova procedura. E la presa di posizione sulle nuove regole per la nomina del Governatore fa tornare il gotha delle banche a schierarsi su temi strettamente politici. Non accadeva da tempo. Su questo aspetto, come riferiscono alcuni partecipanti al vertice, molto attivo è stato uno dei due uomini forti di Unicredit, Carlo Salvatori (l’ad Alessandro Profumo era invece assente). Il vicepresidente del gruppo di piazza Cordusio è un serio candidato a diventare il primo inquilino di Palazzo Altieri dopo la fine del mandato di Maurizio Sella. Salvatori ha inoltre sottolineato con fermezza la necessità di rivedere le norme sul falso in bilancio. La depenalizzazione introdotta con l'emendamento del Governo, secondo il numero uno di Unicredit, rischia di compromettere l'attività delle banche.