Irruzione giudiziaria

È davvero inquietante l'irruzione delle due maggiori Procure, quelle di Roma e di Milano, nella vicenda delle Opa per il controllo della Bnl e dell'Antonveneta e sul rastrellamento in Borsa delle azioni del gruppo Rcs Corriere della Sera. È inquietante perché mai come in questi mesi le autorità di controllo sui mercati finanziari, italiani ed europei, dalla Consob alla banca d'Italia passando per la Commissione europea, sono state vigili emanando una serie di provvedimenti contro i quali alcuni hanno fatto anche ricorso alla giustizia amministrativa. In assenza di specifici esposti, l'irruzione delle Procure della Repubblica su questioni nelle quali ballano grandi interessi finanziari è una inopportuna intrusione, ancorché non impedita dalla legge, che rischia di favorire alcune parti piuttosto che altre creando, così, una dose massiccia di sospetti. Il mercato di cui tutti parlano e spesso anche a sproposito, ha le sue regole, i suoi controllori ed è sempre sotto l'occhio vigile della stampa i cui proprietari sono, peraltro, quasi sempre parte in causa. Se in questo sistema di controlli arriva anche il magistrato penale senza che il suo intervento sia stato sollecitato da un esposto e senza che il confronto tra le forze economiche si sia risolto, si alterano inevitabilmente le regole che disciplinano il mercato. Con vantaggi e svantaggi impropri e sospetti. È corretto, c'è da chiedersi allora, iniziare indagini penali solo sulla base di notizie stampa spesso anche in contrasto tra loro perché in contrasto sono i proprietari dei giornali? A nostro giudizio non lo è e getta ombre inquietanti sulle libertà reali di questo Paese. Ombre inquietanti sostenute da fin troppo note amicizie tra autorevoli consulenti di qualche parte in causa e altrettanto autorevoli esponenti di quelle Procure o dai silenzi che quelle stesse Procure hanno osservato quando grandi società pubbliche italiane hanno dato soldi a uomini di governo di Paesi dell'Asia centrale dediti alla compressione dei diritti politici di quei popoli. Se per il momento non facciamo i nomi è solo perché di alcune questioni stiamo investendo formalmente il Parlamento europeo e perché non vogliamo fare dietrologia su alcune amicizie che già nel passato produssero iniziative discutibili. Ciò non toglie, naturalmente, che saremo vigili perché le libertà sostanziali vanno difese contro tutto e contro tutti e in Italia da troppo tempo ogni qualvolta c'è uno scontro si forma una cappa di intimidazione e di paura. Non c'è chi non veda, infatti, che la notizia di indagini penali che dovrebbero, peraltro, rimanere riservate, diventano strumenti impropri di lotta tra gruppi economici avvantaggiando alcuni e penalizzando altri. Non dimentichiamo che da tempo siamo un Paese in cui pullulano centinaia di migliaia di intercettazioni che sono la spia di una ulteriore anormalità che dovrebbe gettare un allarme democratico tanto più che, nonostante questo voyeurismo telefonico, crescono a vista d'occhio le grandi organizzazioni criminali, dalla mafia alla camorra passando per la 'ndrangheta fino al nuovo terrorismo islamista. Verrebbe voglia di dire che quando ci si dedica a intercettare telefonicamente la società civile, i nuovi terroristi e i vecchi criminali prosperano e si ingrassano. Come se non bastasse, in queste settimane abbiamo sentito parole «da bar dello sport» secondo le quali per comprare azioni di società editoriali si dovrebbe avere qualche quarto di nobiltà. Direbbe il vecchio indimenticabile Totò «e questo è il mercato, bellezza mia». Tutti possono comprare le Parmalat o le Cirio, ma guai a superare lo 0,1 per cento di un gruppo editoriale destinato, per volere divino, a quello che passa per il salotto buono del capitalismo italiano che difende a spada tratta le regole del mercato. Quelle che si applicano agli altri, naturalmente. Come si vede, un Paese confuso, sempre più privo di identità con poteri sempre più autoreferenziali e con una politica in via di scomposizione. Una miscela pericolosa per la democrazia e per uno sviluppo economico degno di questo nome.