Isa, una «madre coraggio» che dialoga con il pubblico

Istintiva ma anche perfezionista. Viscerale ma anche attenta alle sfumature e alle pieghe più intime dei personaggi che interpreta. Isa Danieli, grande attrice partenopea capace di modulare il suo talento sulla scrittura di autori come Eduardo, Moscato, Ruccello, da qualche tempo si dedica anima e corpo ad affinare la sua «Madre coraggio» di Brecht in uno spettacolo che, diretto da Cristina Pezzoli, debutta martedì sera al Quirino. «Sono a buon punto - ci dice soddisfatta - e credo di essere ormai arrivata alla misura giusta». A quell’auspicabile equilibrio cioè tra naturalezza e «straniamento» (secondo la lezione stessa del drammaturgo tedesco) che costituisce il compromesso ideale per dipingere una figura forte, controversa, universale qual è l’energica vivandiera della Guerra dei Trent’anni, Anna Fierling. «Una delle note più evidenti di questo spettacolo è l’attualità del tema trattato: la guerra e i suoi orrori. Antonio Tarantino ha rielaborato il testo proprio in quest’ottica e ha scritto un nuovo finale dove Madre coraggio esce dal ruolo e parla direttamente col pubblico. Si tratta di un momento molto poetico che affronto con la naturalezza di Isa. Non potrei fare altrimenti».
Ma di tagli e cambiamenti questo atteso lavoro prodotto da Gli Ipocriti e dal Nuovo Teatro ne promette non pochi. A partire dal titolo, che non suona più «Madre coraggio e i suoi figli» bensì «Madre coraggio» e basta. «Abbiamo voluto intitolarlo così - prosegue l’attrice - per dare maggiore risalto alla protagonista. Ma anche per accentuare l’universalità dell’opera. Inoltre, le musiche sono in parte nuove (le firma Pasquale Scialò, ndr) e i vari personaggi coinvolti nella vicenda parlano dialetti italiani diversi perché in una guerra capita proprio questo, si crea giocoforza una babele di lingue». E in una guerra capita pure che una madre, girovaga con la sua carovana di campo in campo per vendere merce di vario tipo ai soldati ora di una parte ora dell’altra, perda tutti e tre i suoi figli; assista impotente alla loro fine, alla crudeltà che si abbatte contro di loro. «La sua reazione risoluta davanti alla sofferenza dei figli è stato uno dei motivi dell’avversione che ho sempre nutrito per questo personaggio». E infatti in passato le hanno chiesto più volte di interpretarlo, ma la Danieli ha sempre opposto una certa resistenza. «Anche perché mie illustri colleghe come Piera Degli Esposti, Mariangela Melato, Maddalena Crippa erano via via impegnate nello stesso ruolo». Poi però ha ceduto e ora eccola qui. Lei che ha dato corpo e voci a tante complesse madri del repertorio eduardiano (basti citare «Filumena Marturano» o «Napoli milionaria») si ritrova a tu per tu con Brecht. «Il fatto di lavorare con la Pezzoli (che l’ha già diretta in «Tomba di cani», «La Celestina» e proprio in «Filumena Marturano», ndr) mi stimola molto. Ci capiamo. Abbiamo un dialogo aperto, un confronto costante». L’urgenza è quella di parlare di temi attualissimi. «Spero che in tanti vengano al Quirino. Perché dobbiamo svegliarci. Dobbiamo fare qualcosa per porre fine al male e alle sofferenze del mondo».