Isabella di Castiglia, altro che quote rosa

Gradirei che lei mi aggiornasse sul processo di beatificazione di Isabella di Castiglia del quale i mass media si occuparono e di cui poi non se ne è saputo più niente. Non vorrei che anche la Chiesa si sia piegata alle regole del politicamente corretto ed essendo Isabella la regina della «reconquista» e cioè della cacciata dal suolo spagnolo degli usurpatori arabi ciò suonasse a orecchie sensibili poco educato nei confronti dell’Islam e del dialogo multireligioso e dello spirito ecumenico.
Damiano Conte e-mail

Non ho accesso ai Sacri Palazzi, caro Conte, pertanto ne so quanto lei. E cioè che preso l’avvio negli anni Trenta il processo di beatificazione, sospeso nel 1992, è stato recentemente ridiscusso dalla Congregazione per i santi. So anche, come credo tutti sappiano, che l’emerito Francesco Cossiga ebbe a dire che se la Chiesa fosse giunta a elevare agli altari la Regina di Castiglia, il giorno appresso lui si sarebbe dimesso da cattolico. Non conosce le mezze misure, l’emerito. Ma se è per questo, non le conosceva nemmeno Isabella. Aveva un caratterino niente male, la «beghina» (così era chiamata dai sudditi. Il marito, Ferdinando d’Aragona, era detto invece «lo stallone»). Fermamente decisa a cingersi il capo con la corona di Castiglia, per ottenere il suo scopo e ancorché poco più di una ragazzina menò una serie di colpi bassi che avrebbero mandato in visibilio il Machiavelli del «magnifico inganno». Il diritto di succedere sul trono di Castiglia spettava infatti a Juana che il re suo (suo di Isabella) fratellastro, Enrico IV, aveva avuto da Giovanna del Portogallo. Per sfilarglielo da sotto il sedere Isabella prese a diffondere certe voci sul conto di Enrico. Non è chiaro se fosse un maricon o difettasse di potentia coeundi, fatto sta che il suo primo matrimonio con Bianca di Navarra venne sciolto da Papa Niccolò V in quanto non consumato. Poteva aver consumato il secondo? Neanche per sogno, sosteneva Isabella aggiungendo che Juana era il frutto della colpa, esito delle adulterine fornicazioni di Giovanna del Portogallo con il nobile Beltrán de la Cueva. Furba quant’altre mai, coniò anche uno sprezzante epiteto, Beltraneja (come a dire: quella di Beltran), che diventato subito popolare contribuì enormemente a rovinare la reputazione di Enrico, di Giovanna e, in ultima analisi, di Juana. Essendo inammissibile che una bastarda (oggi si direbbe una meticcia, ma fa ridere) salisse al trono, Isabella reclamò dunque che la linea di successione passasse al fratellastro e alla sorellastra del Re: Alfonso, già con un piede nella fossa, e lei, la «beghina».
In un primo tempo Enrico, incalzato da quell’iradiddio di Isabella, riconobbe l’illegittimità della figliola, ma poi ritrattò giurando solennemente d’averla generata lui stesso. Era successo che senza chiedergli il permesso, cosa che lo mandò fuori dai gangheri, aggirando il problema della consanguineità con una falsa bolla papale Isabella s’era unita in matrimonio con il cugino Ferdinando d’Aragona. Per rappresaglia Enrico - che intendeva far gravitare la Castiglia verso ovest, verso il Portogallo e non verso est - credendo in tal modo di togliere alla sorellastra ogni velleità di regnare rimise in lizza Juana. Poteva Isabella darsi per vinta? No, e ne seguì quella guerra civile che fa da sfondo al Fuente Ovejuna di Lope de Vega (ove si narra dei misfatti di Férand Goméz, partigiano della Beltraneja, un tipaccio che fra le numerose sue canagliate esigeva di praticare lo ius primae noctis, il diritto di prima notte, con tutte le sposine del feudo), guerra che ebbe termine con la battaglia di Toro nel corso della quale la trionfante «beghina» diede prova di saper maneggiare la spada altrettanto bene del rosario, di saper tagliar teste con la medesima applicazione con cui potava le rose del suo giardino. Pensi lei, caro Conte, se fosse invece salita al trono la Beltraneja: senza il blocco Castiglia-Aragona la storia, compresa la nostra e anzi, soprattutto la nostra, sarebbe andata in tutt’altra direzione. Ah, le donne, quando ci si mettono! Altro che quote rosa.