Isabelle, magistrato giustizialista

La Bim distribuisce spesso buoni film, magari acquistati prima che vengano premiati nei grossi festival. Tanto acume non è sempre adeguatamente servito dai titoli che sono scelti per la versione italiana, soprattutto quando variano rispetto gli originali. Così L’ivresse du pouvoir (L’ebbrezza del potere) di Claude Chabrol, presentato all’ultima Berlinale, esce da noi otto mesi dopo come La commedia del potere. Non è un dettaglio. Così il senso del film si perde, perché proprio di un’ebbrezza, non di una commedia (caso mai qui sarebbe una tragedia) del potere si parla: quella che colpisce fatui e corrotti esponenti del sottogoverno francese (si allude allo scandalo Elf-Aquitaine); poi quella che percorre il serioso magistrato (Isabelle Huppert) che indaga su di loro, credendosi migliore. Volendo far giustizia, non applicare la legge, il magistrato si crede migliore e diventa peggiore degli imputati. Spinge col suo «gelo» il marito (Robin Renucci) a tentare il suicidio: ma, per loro disgrazia, neanche il marito è troppo serio, visto che ha una pistola, ma non si spara: si butta dalla finestra. Del primo piano...
Evidente rifacimento di In nome del popolo italiano di Dino Risi (1971), la commedia del potere giunge alle stesse conclusioni, chiedendosi amaramente chi giudichi i giudici. Se temibile, ma a tratti quasi simpatico, era il magistrato italiano e «democratico» di Ugo Tognazzi, temibilissima e mai simpatica è la magistrata francese «giacobina» della Huppert: non perché prova fastidio per gli imputati, ma perché non prova mai fastidio per se stessa. Solo qualche dubbio. Nell’incontro finale fra lei e uno degli imputati (François Bérleand), ridotto a una larva, nel reciproco «mi dispiace» che si scambiano, c’è tutto il distacco di Chabrol per chi crede, per una ragione o per l'altra, di rappresentare qualcosa oltre a se stesso. E qui affiora il suo disincanto, lo stesso che percorreva i suoi primi film, quasi mezzo secolo fa, quando lavorava in coppia con Paul Gégauff, il cui tragico destino coincise con quello di un personaggio che aveva interpretato.

LA COMMEDIA DEL POTERE (Francia, 2005) di Claude Chabrol, con Isabelle Huppert, François Berléand. 110 minuti