Isella: «Dopo 30 anni di studi ecco il mio “Fermo e Lucia”»

Alla Braidense viene presentata oggi l’edizione critica del testo del Manzoni realizzata dallo studioso

Trenta anni di lavoro. Questo il tempo impiegato da Dante Isella per redigere l'edizione critica completa del Fermo e Lucia, quello che comunemente potremmo chiamare una «prima versione» dei Promessi Sposi. Il professore preferisce parlare di «prima minuta» e con tale testo si è confrontato, dagli anni Settanta ad oggi, quasi quotidianamente e con diletto. Perché questo è certo: il Manzoni non è affatto il polveroso autore di un altrettanto noioso tomo che si legge di rigore nelle scuole. «Un giovane con intelligenza sentirebbe ancora oggi nelle pagine di Manzoni la presenza di uno di geni più singolari della nostra cultura», commenta Isella. «Il Fermo e Lucia è quasi un romanzo a sé», ci racconta poi il noto critico e studioso di letteratura italiana che questa sera, nella sala Maria Teresa della Biblioteca nazionale Braidense, presenterà ufficialmente alla città il suo lavoro. Alle 17.30, insieme a Francesco Sabatini, presidente dell'Accademia della Crusca, e davanti a una significativa esposizione di carte autografe manzoniane, Isella illustrerà il metodo che ha portato alla redazione di un volume in due tomi (uno per il testo, l'altro per l'apparato critico) del Fermo e Lucia, ora pubblicato dalla Casa del Manzoni, con il contributo della Fondazione Cariplo. Alla voce decisa dell'attrice Anna Nogara il compito di leggere alcuni brani del romanzo. Ora, qualcuno potrebbe chiedersi per quale motivo sia necessario studiare così a lungo un'opera su cui lo stesso Manzoni lavorò fino al 1826 ma che poi modificò in quella che fu la prima edizione dei Promessi Sposi, la cosiddetta Ventisettana. «Con il criterio della filologia d'autore - spiega pacato Isella, accademico linceo e professore emerito del Politecnico di Zurigo - studiamo l'evoluzione e il progetto dell'autore. Interessa sì il risultato finale, dunque i Promessi Sposi, ma anche il cosiddetto antefatto». Tra il Fermo e Lucia e il romanzo che oggi leggiamo vi sono grosse differenze: oltre al cambiamento del nome del protagonista, da Fermo a Renzo, cambia anche quello del Conte del Sagrato che diventa l'Innominato, vengono poi eliminate delle vicende (come quella degli untori, che confluiranno nella «Colonna infame»), ma soprattutto è diverso lo stile. Si prenda la celebre e drammatica storia di Gertrude, la monaca di Monza: nel Fermo e Lucia ben sei capitoli servono a raccontare nei dettagli la sua vicenda, compreso l'omicidio della conversa e l'amore passionale per lo «scellerato Egidio». «Nei Promessi sposi i capitoli sono ridotti a due ed è mutato il modo di rappresentare la storia, più romantico nel Fermo, più scemato nei Promessi Sposi. E poi c'è la fondamentale questione della lingua», commenta Isella. Perché nella prima minuta del Fermo e Lucia non compare quella lingua toscana che sarà poi studiata dal Manzoni fino a diventare, dopo la celebre risciacquatura dei panni in Arno, il lessico vivo del suo capolavoro. «Manzoni crea una lingua di comunicazione, non qualcosa per intellettuali, ma un idioma adatto a tutta la comunità dei lettori», spiega Isella. Se è dunque innegabile l'importanza storica del milanese Alessandro Manzoni per la fondazione dell'italiano moderno, una «lettura libera» della sua opera saprebbe restituirci - questa la scommessa del critico - quel gusto unico che solo un classico sa dare.
Fermo e Lucia oggi ore 17.30 alla Braidense