Islam, bocciato il video spot per le scuole

L’islam entra nelle scuole grazie a un Dvd, realizzato per essere proiettato in tutte le medie della Lombardia. Il filmato, presentato ieri, s'intitola «Conosciamo l'islam. Giovani, musulmani, italiani», dura 26 minuti ed è stato curato da Università Cattolica, Ufficio scolastico regionale, Centro servizi amministrativi e Centro documentazione per la mondialità. Un'anteprima, quella avvenuta in largo Gemelli, accompagnata dalle polemiche sia da parte di chi lo definisce troppo «buonista» sia dagli stessi musulmani. Scopo del Dvd è spiegare agli studenti che non devono temere i loro compagni di classe di religione islamica, ben 22mila nella nostra regione solo quelli provenienti da Paesi arabi, senza contare gli altri, di origine turca, pakistana o nordafricana.
Protagonisti del filmato sono sei immigrati residenti in città, in buona parte iscritti all'associazione Giovani musulmani d'Italia, che raccontano la loro esperienza di credenti islamici che vivono in Occidente. «Sono una studentessa normale come tutte le mie compagne di classe - racconta Sarah Orabi, 19 anni, iscritta al liceo linguistico e ripresa con il velo -. Una volta la settimana frequento anche l'oratorio, spiegando l'islam ai bambini che fanno catechismo». «Essere musulmano non è molto diverso dall’essere cristiano e per quanto riguarda l'etica è del tutto simile se non identica - dichiara invece Abdallah Kabakebbji nato in Siria, e in Italia da diversi anni -. A Milano c'è una grande comunità, ci sono un sacco di moschee, ci sono tanti luoghi di aggregazione per i musulmani. È per questo che ho scelto di restarvi».
Un tono, quello del filmato, che è già stato attaccato con l'accusa di essere «una sonora presa in giro» in quanto troppo edulcorato. Mentre da parte musulmana si fa notare che non dovrebbe essere l'Università Cattolica a spiegare che cos’è l’islam. «Chi ci critica non ha neanche visto il Dvd - replica Paolo Branca, docente in largo Gemelli e tra gli ispiratori dell'iniziativa -. Di fondamentalismo e terrorismo si parla tutti i giorni, noi al contrario abbiamo scelto di far vedere una realtà positiva. È anche colpa di chi si sofferma soltanto sugli aspetti negativi legati ai musulmani, se le cose vanno male». «L’idea che l'islam sia pericoloso spesso deriva da una serie di equivoci - osserva invece Milena Santerini, che ha affiancato Branca nel progetto -. Occorre dare più spazio al multiculturalismo, per esempio permettendo a docenti stranieri di insegnare nelle nostre scuole».
Tra le autorità intervenute alla presentazione anche l'assessore comunale alla Famiglia, Mariolina Moioli, che ha annunciato di voler «potenziare le iniziative in atto nei confronti degli studenti immigrati, coniugando accoglienza, legalità e sicurezza». Mentre il sottosegretario all'Istruzione, Letizia De Torre, ha osservato che «mondo arabo e islam oggi mettono tanta paura. Ma la scuola non può subire questo clima di tensione, bensì deve cercare di elaborare qualche cosa di nuovo per rispondere alle attuali esigenze».