Islam, il fondatore dell’Ucoii: «Poligamia per legge in Italia»

Al Tg1 della sera va in onda senza contraddittorio l’intervista choc di Ghrewati: «Se mi fa piacere avere quattro mogli devo farlo in clandestinità, non è giusto»

«La poligamia? Magari, permetterebbe di risolvere i problemi di migliaia, anzi di milioni di persone». Parola di uno dei volti noti dell’Islam integralista italiano, Mohammed Bahà el-Din Ghrewati, 56 anni, medico omeopata, fondatore dell’Ucoii, l’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia. Non è la prima volta che questo medico siriano, da 40 anni in Italia, rilascia dichiarazioni in tal senso. Ma domenica sera sono andate in onda durante il Tg1 delle 20.00, senza contraddittorio. Un’intervista choc, quasi ignorata dal mondo politico italiano (fatta eccezione per le proteste di alcuni deputati del centrodestra), ma accolta con sconcerto dagli altri leader musulmani nel nostro Paese.
In serata nove dei sedici membri della Consulta islamica decidono di unirsi, pubblicano un duro comunicato di condanna. È la voce dell’Islam laico e moderato. «La poligamia non rappresenta in alcun modo un’esigenza religiosa e sociale dei musulmani in Italia e nel mondo contemporaneo - si legge nella nota -. Temiamo piuttosto che rappresenti per alcuni personaggi l’occasione per catturare l’audience dei media e costruire una campagna di disinformazione utile alla legittimazione di una società parallela di matrice islamista dove le donne vengono tenute all’oscuro dei loro diritti, della loro libertà e del loro onore».
Parole pesanti. L’Ucoii, movimento controverso e noto per le posizioni integraliste, non può tacere. Il suo portavoce Isseddin Elzir prende le distanze: ricorda che Ghrewati «non ricopre alcun incarico dirigenziale e pertanto non parla a nome dell’Unione». Certo, Elzir rifiuta «sia di condannare sia di approvare» e ricorda che «la società, sviluppandosi, diventa multiculturale e multireligiosa e, di conseguenza, le leggi si adeguano a questi cambiamenti», ma «occorre rispettare le leggi di questo Paese». Insomma, loro non c’entrano.
Ma cos’ha detto Ghrewati, nell’intervista al Tg1? Pur negando di essere poligamo «perché non è legale», ha auspicato una nuova legge per poterlo diventare alla luce del sole. «Ad esempio, se mi fa piacere avere quattro mogli devo andare in clandestinità e questo non è giusto». Ma così non si lede la dignità delle donne?, gli ha chiesto la giornalista del Tg1, Barbara Carfagna. «No, perché poligamia significa salvare le donne dalla fregatura dell’uomo. Tu la vuoi, fai l’amore con lei, te la devi tenere». Il linguaggio è crudo, ma per il fondatore dell’Ucoii assolutamente normale. A suo giudizio nemmeno i problemi legali sono insormontabili. «Il marito va dal notaio - ha spiegato - e, secondo coscienza, divide il suo patrimonio tra le mogli. Così va incontro al giorno del Giudizio nel modo giusto. E Dio non lo punisce».
Souad Sbai, presidente dell’Associazione delle donne marocchine in Italia dà sfogo alla sua rabbia: «Così si torna al Medio Evo». «Un’intervista gravissima», commenta l’Islamic Anti-defamation league di Dacia Valent. «Una dichiarazione scandalosa e trovo molto diseducativo che il Tg1 le abbia dato risalto», rilancia Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente della Comunità religiosa islamica d’Italia, perché contraria alla posizione della stragrande maggioranza dei musulmani in Italia.
La Sbai, parlando con il Giornale, osserva, con disappunto, che a pagare le conseguenze di dichiarazioni stralunate come queste sono innanzitutto gli immigrati islamici. «Continuo a ricevere segnalazioni da marocchini che per strada e sul lavoro vengono additati come poligami. La gente non conosce l’Islam e reagisce impulsivamente. Purtroppo è normale che questo accada». La Sbai attacca gli intellettuali italiani, soprattutto quelli di sinistra: «Perché nessuno reagisce? Qui ne va della libertà di tutti». Lei, come gli altri otto membri della Consulta che hanno firmato l’appello, invita le istituzioni a smettere di dare ascolto e visibilità a movimenti fondamentalisti. «Come l’Ucoii» che, assicura, «conta zero tra i musulmani che vivono in Italia».