Islam, moschea di Milano nel mirino del Viminale

Polemiche sul trasferimento del centro culturale
di via Jenner. Oggi l'incontro in prefettura tra Maroni e il sindaco Moratti

Milano - "È stato un confronto molto utile". Così il ministro dell’interno Roberto Maroni e il commissario europeo alla giustizia Jacques Barrot hanno definito l’incontro avuto questa mattina a Cannes poco prima dell’inizio del vertice dei ministri di interni e giustizia dei 27 paesi dell’Unione per discutere soprattutto di immigrazione. Il confronto tra Maroni e Barrot è servito a "chiarire i malintesi dopo le recenti polemiche scaturite da alcune errate interpretazioni dei media" a proposito del censimento dei rom abitanti nei campi nomadi. Maroni ha illustrato nel dettaglio le misure previste dalle ordinanze di protezione civile per l’emergenza campi nomadi. Chiusa una polemica, se ne apre un'altra: occhi puntati sulla moschea di viale Jenner a Milano dopo la querelle tra la Curia meneghina e il Viminale. Barrot ha già fatto sapere che la Ue è pronta ad esaminare il caso della chiusura della Moschea a Milano "se ci saranno denunce".

La polemica sulla moschea di Milano Le polemiche sul trasferimento del luogo di preghiera degli islamici milanesi dal centro culturale di via Jenner a un’altra sede, continuano ad agitare Milano. Nata quasi in sordina dalle proteste soprattutto della Lega Nord, la vicenda è esplosa negli ultimi giorni dopo la presa di posizione del ministro Roberto Maroni e la replica durissima della Curia milanese che non ha esitato a definire l’atto di chiudere una moschea "fascismo". E la polemica attraversa trasversalmente anche la politica: se infatti le richieste di chiusura sono venute innanzitutto dal centro destra al governo sia del Paese che della città, la proposta shock è arrivata dal presidente di centro sinistra della Provincia Filippo Penati: "Si dia la multa ai musulmani" che pregano sui marciapiedi "in base alle norme del codice della strada".

La replica del mondo islamico Dal mondo islamico nessuna opposizione al trasferimento, a patto che si trovi un posto adatto. "Va bene un luogo in periferia ma servito dai mezzi pubblici, realizzato in una struttura comunale da dare in affitto ai fedeli islamici - spiega Abdel Hamid Shaari, direttore dell’istituto culturale islamico di viale Jenner - Noi chiediamo al comune di Milano di poter affittare un’immobile, anche fuori città e lontano dalla gente, da adibire a unico luogo di culto per i fedeli milanesi. L’unica condizione è che deve essere accessibile, servito dai mezzi pubblici". Una prima risposta potrebbe arrivare già oggi con un incontro, in Prefettura, tra il ministro Maroni, il Prefetto Gian Valerio Lombardi, il sindaco Letizia Moratti, i rappresentanti islamici e l’assessore regionale all’Urbanistica davide Boni, perché è anche alla Regione che "abbiamo chiesto alternative", ha spiegato il sindaco, mentre il vice sindaco Riccardo De Corato precisa: "Dal comune neanche un euro per una nuova moschea".

La querelle con la Curia Nel frattempo il ministro Maroni definisce "pretestuose" le critiche mosse dalla Curia che "dovrebbe preoccuparsi della negazione dei diritti dei cittadini milanesi che non possono dormire la notte o girare liberamente per il quartiere". E incassa anche la solidarietà dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga: "Difendo il diritto del Papa e dei Vescovi di giudicare persone, cose, comportamenti e anche proposte di leggi e leggi; ma non quello di insultare le autorità dello Stato italiano. Ho consigliato il Governo italiano a richiamare per consultazioni il nostro Ambasciatore presso la Santa Sede, di presentare poi una nota di protesta alla Segreteria di Stato chiedendone la rimozione e in caso di rifiuto di sospendere alla Diocesi di Milano la corresponsione della quota che ad essa spetta sul finanziamento dello Stato alla Chiesa italiana". "La possibilità di spostare il centro islamico di viale Jenner non ha niente a che fare con il diritto di culto si tratta piuttosto di un problema di ordine pubblico", sostiene ancora il ministro Ignazio La Russa che di questo problema ha parlato in un incontro a Palazzo Marino con Letizia Moratti. La Russa ha anticipato di aver parlato con il sindaco anche della possibilità di introdurre l’obbligo "di fare il sermone in italiano, come avviene già in altri Paesi".