Islam, riempiranno tutti i quartieri di moschee Pisapia ha deciso di farne dodici: ecco il piano

Oggi il vicesindaco e mezza giunta partecipano al vertice con le
comunità musulmane. Tramontata l'idea del grande minareto, si dà il via al nuovo piano. Pisapia intanto anticipa la soluzione: "Realizzare
una sede religiosa in ogni quartiere"

Dodici moschee. Una per ciascun centro islamico. Il disegno di Palazzo Marino era già chiaro - una volta accantonato il progetto (tutto elettorale) di un unico grande «duomo dell’islam». Ora è finito nero su bianco anche il numero. Lo ha riportato il «Mattino di Padova»: «Abbiamo deciso di realizzare - avrebbe detto il sindaco, nel corso di un incontro nella cittadina veneta con il collega Flavio Zanonato - dodici moschee in altrettante aree della città, evitando così di costruire un unico centro islamico come invece inizialmente avevamo pensato». Dunque 12 luoghi destinati a ospitare le attività culturali, sociali e anche di culto che le associazioni musulmane conducono, con vario orientamento, nelle attuali sedi, in gran parte piccole, inadeguate e insicure. Ieri sera lo stesso Pisapia ha smentito: «Non è stata presa nessuna decisione né sul numero né sull’ubicazione di questi centri di preghiera».
Sarà dunque dedicato a questo, l’incontro che, come programmato da tempo, oggi sarà ospitato a Palazzo Marino: un vertice con le comunità religiose cittadine a cui parteciperà mezza giunta; oltre al vicesindaco Maria Grazia Guida, ci saranno gli assessori alla Sicurezza, Marco Granelli, allo Sport Chiara Bisconti e all’Urbanistica Lucia De Cesaris. Una formazione che prefigura già un ordine del giorno piuttosto concreto, che va al di là di un semplice dialogo preliminare. Al di là di un lavoro «per commissioni» su temi come la condizione delle donne, la scuola (con l’insegnamento della lingua araba), e il lavoro (si parla del problema della pausa del venerdì, giorno tradizionalmente dedicato alla preghiera più importante). «Si inizierà a ragionare dei luoghi di culto esistenti - conferma Davide Piccardo, portavoce del Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, che ha incassato l’adesione di altre due sigle, fino dunque al numero di dodici - i luoghi devono essere accessibili, dignitosi, trasparenti». Quanto al ruolo del Comune, Piccardo è molto netto: «Le spese le sosteniamo da sempre noi, il Comune non fa le moschee, il ruolo del Comune sarà di accompagnamento nel dialogo con i quartieri e i privati, per dare tranquillità. Il tempo della paura è passato - conclude il portavoce del Caim - i problemi sono di ordine pratico».
Non la vede così il vicepresidente del Consiglio comunale, ed ex assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato, del Pdl, che torna a ribadire il suo «no» al progetto di Palazzo Marino. «Da oggi - ironizza De Corato - il Comune si trasforma in un’immobiliare islamica». Dello stesso tenore la posizione della Lega, che con il consigliere Alessandro Morelli, attacca: «Con una giunta come questa, che nel momento di crisi per migliaia di famiglie si occupa di priorità fasulle per la città, capisco le sempre maggiori richieste da parte degli islamici che chiedono permessi di lavoro, pause più lunghe e la creazione di corsi di educazione civica gestiti loro e non dal Comune. Il prossimo passo saranno le madrasse?». Dal Pd Pierfrancesco Majorino fa sapere: «Quello che faremo come istituzione è una verifica approfondita sull’idoneità dei luoghi scelti per il culto».