«Islam spaventato dal nostro disprezzo di Dio»

Secondo Benedetto XVI la «vera minaccia per la loro identità non è la fede cristiana ma il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà»

nostro inviato a Monaco
Il nostro «cinismo» e il nostro «disprezzo di Dio» spaventano le altre culture: abbiamo «urgente bisogno» di una tolleranza che comprenda «il timor di Dio, il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra». Dalla spianata della Neue Messe, il quartiere fieristico di Monaco realizzato sull’area del vecchio aeroporto, di fronte a quasi 300mila persone, Benedetto XVI celebra la sua prima messa in terra bavarese e lancia un messaggio destinato a varcare i confini dell’Europa. Non pronuncia mai la parola «Islam», ma è chiaro che si riferisce anche e soprattutto ai musulmani quando parla delle popolazioni che si sentono minacciate nella loro identità dal cinismo dell’Occidente scristianizzato.
Papa Ratzinger è sorridente, disteso, vuole percorrere in lungo e in largo con la papamobile la spianata per salutare tutti i fedeli, s’intrattiene a lungo con le persone che gli porgono i doni all’offertorio. Sembra non avvertire la fatica del viaggio, rinvigorito dall’entusiasmo dei suoi concittadini che sabato sera aveva definito «un po’ napoletani» apprezzandone il calore: la migliore risposta alle speculazioni su un inesistente «allarme salute» che qualcuno ha voluto trarre dalla frase di buon senso pronunciata sull’aereo il giorno dell’arrivo, quando, parlando dei suoi prossimi viaggi e della sua età, ha detto di non sapere se e quando tornerà in Germania.
Nell’omelia, che pronuncia stando tutto il tempo in piedi, sovrastato dallo splendido crocifisso ligneo vecchio più di mille anni, il Papa racconta dei colloqui avuti in questi mesi con i vescovi africani, che ringraziano di cuore la Chiesa tedesca per la sua generosità. «Ogni tanto, però, qualche vescovo africano dice: “Se presento in Germania progetti sociali, trovo subito le porte aperte. Ma se vengo con un progetto di evangelizzazione, incontro piuttosto riserve”». Invece, aggiunge, «l’esperienza di quei vescovi è proprio che l’evangelizzazione deve avere la precedenza, che il Dio di Gesù Cristo deve essere conosciuto, creduto e amato, deve convertire i cuori, affinché anche le cose sociali possano progredire, affinché s’avvii la riconciliazione, affinché - per esempio - l’Aids possa essere combattuto affrontando veramente le sue cause profonde e curando i malati con la dovuta attenzione e con amore». Il fatto sociale e il Vangelo, spiega il Papa, «sono inscindibili» tra loro, altrimenti «sopravvengono ben presto i meccanismi della violenza. In questo modo ci si allontana sempre di più dalla riconciliazione, dall’impegno comune per la giustizia e l’amore».
«Le popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano le nostre prestazioni tecniche - ha aggiunto Benedetto XVI - e la nostra scienza, ma al contempo si spaventano di fronte a un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da imporre anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità - ha spiegato Ratzinger - non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Un passaggio che si adatta perfettamente anche al caso delle vignette su Maometto.
«Cari amici - ha detto ancora il Papa - questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio - il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra. Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi e in noi». Benedetto XVI ha quindi subito aggiunto che questa fede «non la imponiamo a nessuno. Un simile genere di proselitismo è contrario al cristianesimo. La fede può svilupparsi soltanto nella libertà». Ma «facciamo appello alla libertà degli uomini di aprirsi a Dio, cercarlo, prestargli ascolto. E «non veniamo meno al rispetto di altre religioni e culture» se «confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza oppone la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia».
Nel pomeriggio il Papa ha celebrato i vespri in Duomo, con i bambini della prima comunione. Oggi sarà al santuario di Altötting e nel pomeriggio visiterà la sua casa natale a Marktl am Inn, che nella notte tra sabato e domenica ignoti hanno imbrattato di vernice blu in segno di protesta.