Islamiche in coda dal chirurgo: "Vogliamo tornare vergini"

In Francia boom di interventi: fingono di fare viaggi ma vanno in clinica. Costo dell’operazione 2mila euro. <strong><a href="/a.pic1?ID=268322">La scrittrice Randa Ghazi</a></strong>: &quot;Cultura maschilista&quot;

Parigi - Due ragazze francesi di religione islamica stanno per partire per le ferie, le ultime prima del matrimonio. Ai genitori e ai fidanzati hanno detto di voler migliorare il proprio inglese per cui hanno scelto come destinazione del viaggio la Gran Bretagna, dove trascorreranno nel mese di luglio un paio di settimane tra Londra e la Scozia. Niente di più normale, almeno in apparenza. In realtà le due ventenni, residenti nella banlieue parigina, hanno già sistemato tutto per essere ricoverate in una clinica della regione londinese, dove per qualche migliaio di euro un chirurgo regalerà loro, con un intervento di mezz'ora, un imene bello nuovo in vista del matrimonio. Costo dell’intervento, fra i 2.000 e i 2.500 euro. Questa vicenda non è che un esempio dell'ultima «moda» francese, che imperversa nelle banlieue ad alta presenza di persone di origine maghrebina: la verginità ritrovata. Più di una moda, è una sorta di necessità per molte ragazze islamiche, letteralmente sconvolte dalla sentenza con cui il mese scorso il Tribunale di Lilla, nel Nord del Paese, ha dato ragione a un marito, che ha ripudiato la moglie per assenza di «castità». Il verdetto del magistrato - che ha annullato il matrimonio tra due francesi di confessione islamica - si basa sul ragionamento seguente: siccome la fidanzata ha giurato al promesso sposo d'essere vergine, mentre in realtà non lo era, è venuto meno il fondamentale presupposto della fiducia tra i coniugi e il matrimonio deve essere considerato come nullo e non avvenuto.

Le femministe hanno gridato due volte allo scandalo: una per il fatto in sé e l'altra perché - a loro avviso - questa sentenza dimostra l'accettazione da parte del giudice di una Francia divisa in comunità, visto che probabilmente la decisione del magistrato sarebbe stata diversa se i coniugi non fossero stati musulmani. Dopo qualche iniziale incertezza, la ministra della Giustizia Rachida Dati, essa stessa di origine algerina, ha chiesto alla procura della Repubblica di presentare appello contro la sentenza d'annullamento, che ha accolto «in toto» la tesi del marito islamico. Però questo non è bastato a tranquillizzare le fidanzate musulmane della Francia intera, che temono di dover render conto dell'integrità del proprio imene ai futuri mariti e alla famiglia tutta intera. Nella Francia del Tgv, dell'energia nucleare e delle grandi innovazioni tecnologiche, il vecchio mito della verginità rischia di trasformare in incubo i sogni di molte ragazze che si preparano ai fiori d'arancio. Così spuntano i viaggi della speranza, spesso mascherati da visite alle amiche o da vacanze di studio o di relax in vista della scadenza nuziale.

Non c'è neppure bisogno di tornare in clinica per togliere i dieci «punti», applicati nel luogo opportuno dal solerte medico transalpino: spariscono da soli, come il rischio di fare i conti col futuro marito (che nel corso della sua vita ne ha fatte di tutti i colori, ma che dalla sposa esige la prova assoluta e irrefutabile della propria verginità, magari da sbandierare il giorno successivo al centro di un lenzuolo). Uno dei medici francesi specializzati in interventi di imenoplastica è il professor Marc Abecassis, che rifiuta di giudicare il comportamento delle sue sempre più numerose pazienti. «Chi sono mai io per emettere un giudizio in una materia tanto privata?», afferma il chirurgo, che ammette l'esistenza di una crescente richiesta di operazioni di questo genere.