Islamici assaltano gli hotel dei turisti Madre e bimba italiane in ostaggio

È stata una carneficina, anzi una serie di carneficine con il marchio chiaro ed indelebile del terrore integralista. Da ieri sera Mumbai, il cuore finanziario dell’India punto d’arrivo e di partenza per molti turisti e uomini d’affari, è la città del terrore del sangue e della paura. Una città, dove, nonostante l’intervento della polizia e delle forze speciali indiane, un esercito di forse 200 terroristi, suddivisi in piccoli e micidiali gruppi, terrebbe in ostaggio almeno una quarantina di cittadini europei ed americani.
Una città dove si teme per la sorte di una donna italiana e della sua bimba di sei mesi intrappolate in un hotel attaccato a colpi di mitra e di bombe. Secondo fonti della sicurezza entrate in contatto telefonico ieri notte con la donna entrambe stavano bene, ma attendevano l’intervento delle forze di sicurezza. Tra gli ostaggi potrebbero esservi anche dei deputati europei riuniti per una conferenza all’hotel Taj. Tutto inizia poco dopo le dieci e mezza di ieri sera quando gruppi di terroristi armati si lanciano all’attacco di sette o forse otto obbiettivi, uccidendo un’ottantina di persone tra cui il capo dell'unità anti-terrorismo di Mumbai, Hemant Karkare e ferendone almeno 900. Gli attacchi, sono stati rivendicati dai mujaheddin del Deccan, gruppo terroristico islamico indiano. Più che un attacco terroristico è un’operazione militare iniziata alla vecchia stazione di Victoria Terminus, oggi Chhatrapati Shivaji Terminus, e allargatasi a tre hotel a cinque stelle come l’Oberoi, il Marriott e il Taj, per proseguire tra i tavoli del Leopoldo uno dei ristoranti più frequentati da stranieri e all’aeroporto. Ma a tarda notte si sparava anche in altre tre zone. Durante gli scontri nelle strade di Mumbai Sud un taxi viene disintegrato da una bomba e una battaglia coinvolge la zona circostante il parlamento regionale. Lì nel cuore della notte le forze di sicurezza erano impegnate in duri combattimenti.
Alla Victoria Station il primo commando apre il fuoco a sangue freddo sui passeggeri riuniti nella sala d’aspetto e affronta le forze di sicurezza a colpi di granate.
Gli assalti più gravi sono quelli che si sviluppano nei saloni di tre super alberghi come l’Oberoi, il Marriott e il Taj. In quei simboli del lusso e del turismo i terroristi vanno a caccia d’occidentali, fanno prigionieri i clienti assiepati nei ristoranti, controllano i passaporti, selezionano britannici e americani. Lì poi entrano in azione le formazioni anti terrorismo della polizia e si scatena l’inferno. Le battaglie si susseguono da un salone all’altro e continuano nelle stanze dove è asserragliato chi è fuggito alla cattura. Le informazioni a tarda notte restano scarse e frammentari. All’Oberoi i terroristi resisterebbero asserragliati con una quarantina di ostaggi tra cui molti occidentali. L’albergo è stato circondato, ma una serie di sparatorie si sarebbero sviluppate nei vari piani e nei ristoranti dell’albergo. Lì secondo la testimonianza di Alex Chamberlan, un dipendente inglese del ristorante dell’Oberoi un terrorista avrebbe preso in ostaggio un italiano e lo avrebbe poi lasciato andare. «Volevano degli americani o degli inglesi, lo gridavano a voce alta, mentre ci trascinavano fuori e ci puntavano le armi addosso - racconta Chamberlain - c’era questo italiano gli hanno chiesto il passaporto e lo hanno lasciato, bene mi son detto io sono morto, ma per fortuna me la sono cavata».
«È stato terrificante era come essere in mezzo ai fuochi artificiali, ma erano spari veri sono sconvolto», racconta Janice Sequeira un turista uscito vivo dalla sala ristorante del Taj Mahal Hotel dove era in corso una riunione di deputati del Parlamento europeo a Mumbai per una serie di incontri con i colleghi indiani. «Ci sono ancora molti del mio gruppo nascosti nelle stanze e nelle cucine» ha detto un deputato identificato dalla radio spagnola come Ignasi Guardans. «Ero al telefono – racconta un altro - quando un gruppo d’uomini armati ha fatto irruzione nell’albergo, uno si è messo accanto a me e ha incominciato a sparare raffiche ovunque io sono riuscito a buttarmi a terra e scappare nella cucina». Rakesh Patel un uomo d’affari londinese ha detto di esser stato prelevato dal ristorante del Taj Hotel assieme a 15 stranieri e portato al 18° piano da dove poi è scappato. Alcuni ostaggi sarebbero nelle mani dei terroristi asserragliati sul tetto.
Secondo fonti diplomatiche nella città indiana sono presenti circa 200 cittadini italiani.