Islamici e destra estrema tra i maggiori indiziati

Gli investigatori sembrano certi: a causare la strage sono stati terroristi di matrice cecena o ultranazionalista. Per il ministro dell'Interno Nurgaliev, gli inquirenti sarebbero già sulle tracce di un primo elemento sospetto: «Un uomo di circa 40 anni, tarchiato di corporatura, rosso di capelli». L'attentato sembra analogo a quello subito da un altro «Nievski Express» nel 2007, quando rimasero ferite 60 persone. Per quella vicenda, a Novgorod, è in corso un processo a due ingusci, uno dei quali ha confessato che il mandante era la guerriglia cecena. Il congegno usato allora era simile a quello rinvenuto nel giugno 2005, quando fu fatto esplodere un treno ceceno in viaggio da Grozny a Mosca. Un attentato, questo, per il quale sono stati condannati due nazionalisti russi. Per i fatti del 2007, invece, è ancora ricercato il ceceno Pavel Kosolapov. Reclutato negli anni '90 dal defunto comandante dei ribelli ceceni, Shamil Basaev (nella foto), Kosolapov (convertito all’islam e conosciuto anche come «cadetto bianco») è specializzato in attacchi a treni, bus e metro.
Finora, però, l'unica rivendicazione dell'attacco al «Nevski» sembra quella fatta online da un sedicente gruppo ultranazionalista «Combat 18», che si era assunto anche la responsabilità dell'esplosivo rinvenuto in un sacchetto di plastica con una svastica il 14 novembre scorso in un vagone della metro di San Pietroburgo. La realtà degli ultranazionalisti in Russia è capillare e variegata: spazia dagli skinhead ai nazional-bolscevichi. Sul suo sito Internet «Combat 18» inneggia a teorie e pratiche per difendere «la razza bianca» e «il popolo russo» dalla «peste nera e gialla» e giustifica il diritto al terrore in una strategia della tensione che non risparmia i civili, per far cambiar rotta a un governo «che sta distruggendo la nazione russa».