Gli islamici prendono Mogadiscio e si preparano a applicare la sharia

Fausto Biloslavo

Dopo quattro mesi di aspri combattimenti, 347 morti e 1500 feriti, in gran parte civili, i miliziani delle corti islamiche hanno il pieno controllo di Mogadiscio. Li chiamano i barbuti, i talebani somali che applicano la sharia come in Afghanistan ai tempi di mullah Omar, ma gli estremisti islamici che ieri hanno cantato vittoria nella capitale somala sono in realtà composti da varie anime: l’ala politica che potrebbe trovare un accordo con il neo governo somalo, ancora debole, ma sponsorizzato dalla comunità internazionale; l’ala militare, che invece culla il sogno di un Emirato sullo stile talebano.
Ieri gli ultimi signori della guerra di Mogadiscio sono stati spazzati via dalle corti islamiche che vengono apprezzate dalla popolazione stufa di una guerra civile senza fine. Il problema è che l’anarchia e la criminalità sono state arginate applicando severamente la sharia, la dura legge del Corano. Ieri è caduto senza sparare un colpo il quartiere di Dayniile, ex roccaforte del signore della guerra Mohamed Qanyare, il quale ha abbandonato la capitale. Qanyare, assieme ad altri tre signori della guerra, aveva formata l’ambigua “Alleanza contro il terrorismo per la restaurazione della pace“. Finanziati dagli americani, i signori della guerra non godevano, però, dell’appoggio della popolazione e fra le fila dei loro miliziani serpeggiava il discontento. Molti dei comandanti dell’Alleanza sono passati armi e bagagli dalla parte delle corti, come era successo domenica per la capitolazione di Balad, che ha permesso agli estremisti islamici di tagliare le vie di rifornimento dei nemici. Ieri si sono arresi nella capitale circa 500 miliziani dei signori della guerra.
Per Mogadiscio inizia una nuova era. «Le corti islamiche vogliono ripristinare la pace e la sicurezza e siamo disponibili a trattare con chiunque nell’interesse della popolazione», ha dichiarato lo sceicco Ahmad Sherif, uno dei personaggi emergenti. Nato nel 1964 nella provincia somala di Al Mahadi è stato istruito dal padre, lo sceicco Mahmoud leader di una corrente islamista somala, ai rigorosi precetti della sharia. Il capo delle corti islamiche ha studiato in Sudan e si è laureato in Libia diventando una figura di riferimento dei circoli somali all’estero. Nel 2002 Ahmad Sherif è rientrato in patria venendo nominato giudice di una Corte islamica.
«Ora bisognerà capire chi avrà il sopravvento: se l’ala militare ed integralista o quella politica più disponibile ad un compromesso», spiega al Giornale Yusuf Mohammed Ismail, consigliere del presidente somalo nominato lo scorso anno dopo un lungo negoziato di pace. L’ala più radicale delle corti è rappresentata da elementi filo Al Qaida come Sheik Dahir Aweys, ex comandante del gruppo fondamentalista Al Ittihad. Uno dei comandanti militari delle corti è Aden Hashi'Ayro, giovane integralista, che si è fatto le ossa nei campi di addestramento afghani ai tempi dei talebani. Secondo un rapporto dell’International crisis group, Ayro è il referente in Somalia «di una rete della guerra santa collegata ad Al Qaida».
Il governo somalo ha lanciato un forte segnale di apertura ai nuovi padroni di Mogadiscio. Il premier Ali Mohammed Ghedi ha destituito dal suo esecutivo i quattro signori della guerra dell’Alleanza anti terrorismo, che da febbraio avevano messo a ferro e fuoco Mogadiscio. Si tratta del ministro della Sicurezza Mohammed Qanyare Afrah, del Commercio Muse Sudi Yalahow, degli Affari religiosi Omar Mohamoud Mohamed e della Smobilitazione delle milizie, Botan Isse Alin. Dietro le quinte ci sono già dei contatti fra il governo somalo, insediato a Baidoa, e le corti islamiche. L¹ostacolo maggiore sarà il disarmo delle milizie islamiche ed il riconoscimento del governo, che prima o dopo dovrà insediarsi a Mogadiscio.