Gli islamici rifiutano la Consulta di Pisanu


da Roma

Una voce fuori dal coro che ribadisce un secco no alla creazione della Consulta islamica voluta dal ministro Pisanu. Hamza Piccardo, segretario dell’Ucoii, l’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia, è categorico nell’esprimere forti perplessità su quest’organismo consultivo voluto dal titolare degli Interni per creare una collaborazione con l’Islam moderato nella lotta al terrorismo.
Piccardo argomenta così la sua bocciatura alla Consulta: «Noi musulmani chiediamo che i rapporti con le comunità religiose siano regolati in base alla nostra legge fondamentale, la Costituzione, e in particolare all’articolo 8. Pertanto non contestiamo il ministro dal punto di vista della Sharia (il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica), ma lo contestiamo da un punto di vista di coerenza con la carta costituzionale». Polemico anche per quanto riguarda il concetto di islam moderato: «Quanto poi ai criteri di cultura e moderazione richiesti - attacca Piccardo - ci dica il ministro quali sono i parametri ai quali dobbiamo adeguarci e se non bastano decenni di vita associativa a testimoniare il nostro rispetto della legge e delle istituzioni dello Stato. Ciò detto, siamo assolutamente disponibili a qualunque incontro e confronto e non ci sottrarremo al nostro dovere nell’interesse della comunità islamica e del Paese».
Su posizioni diametralmente opposte, invece, altri esponenti italiani della comunità islamica: Khalid Chaouki, ex presidente dei Giovani Musulmani, è convinto che «la costituzione della Consulta sia l’unico modo per prevenire i pericoli legati al fondamentalismo islamico e alle possibili derive terroristiche in Italia». Ali Schuetz, esponente della comunità islamica milanese, offre un suggerimento e chiede che all’interno della Consulta vengano inseriti anche studiosi del mondo islamico non musulmani.