Islamici, venerdì 18 la preghiera al Vigorelli: stop a viale Jenner

L’imam accetta la proposta del Comune: "Ma sarà temporaneo". Formigoni: "Bene ma ora serve una moschea". Soluzione raggiunta dopo il vertice in prefettura. A fine luglio nuovo
incontro ma il prefetto è ottimista: "Siamo sui binari giusti"

Da viale Jenner al Vigorelli. Il primo piccolo-grande passo è stato fatto. Quello, come dicevano i cinesi antichi, da cui comincia anche il viaggio più lungo. C’è l’accordo. Almeno per le funzioni del venerdì che i fedeli islamici sono disposti a spostare al velodromo offerto (a pagamento) dal Comune. Ad annunciarlo il presidente del centro culturale islamico Abdel Hamid Shari e l’imam Abu Imad al termine dell’incontro di ieri pomeriggio con il prefetto Gian Valerio Lombardi. Quella di venerdì, dunque, sarà l’ultima preghiera per i musulmani che dal 1989 si ritrovano ogni settimana attorno all’ex garage trasformato in centro culturale con annessa moschea. «Dal 18 luglio - assicurano i due - ci trasferiremo per la preghiera». Non c’è che dire, un’iniezione di buona volontà in una trattativa che, partita già in salita dopo la visita di venerdì a Milano e l’ultimatum fissato per fine agosto del ministro dell’Interno Roberto Maroni, si era terribilmente ingarbugliata. «Questa collocazione - spiega invece Shari - proseguirà fino a quando non sarà trovata una soluzione definitiva». Già fissato con il prefetto un nuovo incontro tra quindici giorni per fare il punto.

Risolto il problema dei 4mila tappetini srotolati ogni venerdì sui marciapiedi paralizzando un intero quartiere, resta il problema di trovare una sistemazione definitiva per il centro islamico. Risultato non a norma anche dopo l’ultima visita della Asl. «Siamo sui binari giusti per risolvere il problema - le parole piene di speranza del prefetto Lombardi - Da venerdì Shaari e l’imam inviteranno i fedeli a spostarsi al Vigorelli, venendo incontro alle esigenze dei residenti di viale Jenner. Per trovare un’alternativa permanente siamo invece pronti a dare una mano. Si potrebbe cercare un nuovo insediamento che abbia caratteristiche di tranquillità per loro e per gli altri. In Shaari ho riscontrato una grande disponibilità». Soddisfatta la comunità islamica che ribadisce la necessità di trovare al più presto un nuovo luogo di culto. «Entro l’inverno». Con il Vigorelli sistemazione provvisoria, «in attesa di affittare o comprare uno stabile». Magari l’ex fabbrica Alfa Romeo di Arese o un’area al Rubattino. «L’importante è che sia servito dai mezzi pubblici - spiega Shaari -, noi preferiremmo in periferia a Milano, ma valuteremo tutte le possibilità. Abbiamo trovato il modello di collaborazione giusta. Per ora siamo interessati a risolvere il problema della preghiera sui marciapiedi, poi pian piano troveremo un luogo di culto permanente». Poi rilancia. «Certo, la costruzione di una moschea sarebbe un’ottima vetrina per Milano in vista dell’Expo». Ma anche prima, quando con l’arrivo degli appalti per le grandi opere, calerà inevitabilmente in città moltissima manodopera musulmana. E i problemi si moltiplicheranno.

«Credo - le parole del sindaco Letizia Moratti - che sia importante l’attenzione della Regione e della Provincia nel considerare proposte per soluzioni ai confini di Milano. Stiamo lavorando per un progetto condiviso». E sulle proposte portate dall’assessore al Territorio della Regione Davide Boni al Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato ieri dal prefetto e disertato per protesta dal presidente della Provincia Filippo Penati. «Un incontro di programmazione - il resoconto di Boni - Ora attendiamo le loro richieste». E, intanto, srotola «150 indicazioni con aree superiori a 10mila metri quadrati. Dieci delle quali dentro Milano». «Con l’accettazione del Vigorelli - applaude il vicesindaco Riccardo De Corato - è stata sposata la linea di buon senso indicata dal Comune. Ora inizia un percorso per la soluzione definitiva». E assicura che «si tratta di una scelta provvisoria che non creerà alcun problema ai residenti, visto che il luogo è chiuso e sarà utilizzato solo il venerdì per le ore della preghiera». Presidiato da vigili e forze dell’ordine.

Dal Pirellone il commento dell’assessore alla Sicurezza. «La Milano dell’Expo è una città internazionale - spiega Massimo Ponzoni - Si dovrà pensare alla realizzazione di una moschea. Ma mi piacerebbe che per ogni dieci moschee in Italia, si costruisse una chiesa nei Paesi islamici. Sarebbe davvero una bella apertura, un’apertura per porre fine agli scontri».