«The Island», il paese di uomini e cloni

L’idea di base su cui nasce The Island è certamente interessante. L’eterno conflitto tra uomo e macchina, tra esseri umani e cloni, che popola buona parte della letteratura fantascientifica, viene visto, una volta ogni tanto, con gli occhi di questi ultimi; non strumenti di morte, come spesso ci vengono ritratti, ma vittime inconsapevoli della voglia dell’uomo di sostituirsi al Creatore. Ci si muove al contrario, insomma, in un mondo che sembra ricamato da Dick, dove il genere umano produce cloni per avere «pezzi di ricambio» in caso di malattie. Dovrebbero essere dei «robot» privi di sentimenti, la cui vita è parametrata in ambiti ben precisi. Invece, la coppia di cloni protagonista della pellicola, cui presta il volto il duo Ewan McGregor-Scarlett Johansson, ragiona, ama, si interroga, eccome. Tanto da scoprire con raccapriccio che l’agognata isola cui, apparentemente, vengono inviati i fortunati vincitori di una lotteria, in realtà non esiste. Chi vince, perde; nel senso, che il predestinato finisce dal limbo dove viene fatto vivere su un lettino di ospedale pronto per essere vivisezionato. Crudele e atroce? Sono in tanti gli spettatori a pensare, dopo la visione della pellicola, che la realtà, tra qualche anno, potrebbe essere proprio questa. Ewan e Scarlett, scoperto l’inghippo, riescono a scappare, ad organizzarsi e a vendicarsi. Visti i noiosi risultati dei blockbuster che gli erano stati affidati prima (Armageddon, Pearl Harbour), la regia di Michael Bay sorprende in positivo. Il film, tranne qualche breve pausa, scorre via che è un piacere e gli effetti speciali (inevitabili) non guastano. Peccato che Ewan McGregor sembri un pesce fuor d’acqua, uno che centri poco con il personaggio che gli è stato affidato. Sensazione ingigantita dal talento di Scarlett Johansson che si conferma una grande attrice, indipendentemente dal genere che affronta. A volte ci si chiede come sia possibile che a determinati attori vengano affidate numerose parti da protagonista, sia pur per film modesti. Fateci caso a quante volte, negli ultimi tempi, avete letto, nel cast, il nome di Ashton Kutcher, diventato famoso più per il fatto di essere il baby fidanzato di Demi Moore che per le sue doti artistiche. Kutcher è attualmente sugli schermi italiani con Indovina chi, che fa il verso, al contrario, al ben più celebre Indovina chi viene a cena, e con la commediola Sballati d’amore, titolo che richiama in sala tanti giovanissimi convinti di vedere chissà quante scene di sesso. Invece, dopo l’aperitivo iniziale, i due protagonisti, Oliver ed Emily, passano praticamente sette anni a ritrovare essenzialmente se stessi, in un ondivago rapporto di coppia che vive di alti (pochi) e bassi (tanti). Peccato che Nigel Cole, regista eccellente de L’erba di Grace e Calendar Girls, si sia prestato a firmare un film pretenziosamente esistenziale che non ha neanche il coraggio di proporre qualcosa di alternativo al solito melenso happy end.