Un’isola piena di suoni, parole e storie di briganti

Anna Bonaiuto proporrà un reading dei testi della scrittrice da poco scomparsa mentre la chitarra classica incontrerà i Beatles

Un’isola di suoni e parole, ma anche di immagini riflesse, brandelli di storia (il carcere borbonico sull’isolotto di S. Stefano), ricordi da perpetuare, miti da rinforzare e arte da significare. Un’isola riservata sulla rotta delle vacanze (a metà strada tra Ponza e Ischia è la piccola delle Pontine) con le sue seicento anime che due secoli fa erano duemila, Ventotene è un angolo di paradiso adagiato in secca, un gioiello incontaminato dove farfalle e uccelli migratori si danno appuntamento a primavera, seguendo tracce invisibili. Dal 4 all’8 agosto il paesaggio si vestirà di luce per «L’Isola Riflessa» festival promosso dalla Regione Lazio e Associazione Teatrale Comuni del Lazio per riscoprire le aree archeologiche e il patrimonio architettonico della zona. Da lunedì Ventotene risplenderà di parole, gesti e note, intrecciando i fili astratti dell’arte performativa in un’unica trama: dalla chitarra classica ai Beatles e dalle rime di Pessoa ai briganti delle due Sicilie. L’omaggio alla scrittrice Fabrizia Ramondino, autrice del diario-romanzo L’Isola Riflessa, inizierà nei giardini del museo archeologico con un reading di poesie dell’autrice lette da Anna Bonaiuto. Stessa sera, al Faro, andrà in scena Briganti di e con Gianfranco Berardi, attore non vedente interprete di un canovaccio che affronta il tema del brigantaggio meridionale. Da non perdere, il pomeriggio del 5, «I nipoti di Bernardone» compagnia di artisti di strada specialisti in giocolerie, mentre in serata il mare incontrerà la poesia in Ode al vento di ponente letture di Veronica Zucchi e I mari di Ferdinando Pessoa a cura di Vincenzo Arsillo. Dopo le testimonianze artistiche di Alessandra Magrini sulle Partigiane in libertà, sugli scogli illuminati dal faro Caterina Inesi danzerà le sue ipotesi su Romeo e Giulietta in Deforme caos di forme armoniose. Visite guidate al Museo della Migrazione e cinema d’autore a cura di Emidio Greco con L'invenzione di Morel il 6; seguirà il reading musicale ispirato a Pessoa e, a mezzanotte, concerto del silenzio (cioè musica al naturale senza amplificazione) con Acustimantico. Giovedì ancora poesia in primo piano con la messa in scena di Luce e fiamma del poeta Valentino Zeichen e i tamburi del percussionista africano Jack Tama, che ben si coniugano con l’anima di Ventotene, lingua di roccia tufacea e macchia mediterranea: isola selvaggia dove venti e miti soffiano insieme. Leggenda narra che in queste acque Ulisse sentì il canto delle sirene, ma il passato tramanda ai posteri le malefatte di Tiberio che a Ventotene fece morire di stenti la nipote Agrippina. A chiudere il cartellone venerdì saranno le chitarre di Paolo Lambiase e Piero Viti, seguite dal monologo rosa a due voci Nella mia borsa non c’è campo con Paola Rinaldi e Francesca Fava.