Isola si difende attaccando il teste

«Si continua a parlare di tangenti, ma io non ne so niente, non ho preso nemmeno una mazzetta da cinque lire. Con Giuseppe Carraro (è uno dei dirigenti della Gama, società di catering di Verona, fallita nel 2004, che aveva un contratto per la mensa del Galliera ), non ho mai avuti rapporti per ragioni di ufficio. Mi si contesta di aver intascato 15 milioni circa delle vecchie lire, per favorire gli interessi della suddetta azienda quando ero responsabile del settore appalti del Comune di Genova. Smentisco nella maniera più categorica. La verità è un’altra: ho ricevuto da Carraro un assegno di 15 milioni e 800 mila lire per il pagamento di mobili e gioielli». Verosimilmente, usando suppergiù queste parole, Carlo Isola, 55 anni, da una decina di giorni direttore generale e capo di gabinetto della presidenza della Regione Liguria, difeso dall’avvocato Massimo Boggio, ha respinto con fermezza l’accusa di essere corrotto, nel corso dell’interrogatorio di ieri dinanzi al giudice Silvia Carpanini, che lo ha sentito per rogatoria, su incarico del collega di Verona, che aveva firmato l’ordine di custodia cautelare (arresti domiciliari), di cui il difensore chiederà la revoca, ricorrendo, se necessario, al tribunale del riesame per ottenere la remissione in libertà. «A Isola (per anni dirigente del Comune, ora in aspettativa) - osserva Boggio - contestano di aver asservito per denaro la sua funzione agli interessi della Gama, garantendo la proroga del contratto d’appalto con il Comune di Genova. Ma è una tesi paradossale, per nulla corrispondente al vero, perchè è notorio che la proroga era stata decisa dall’amministrazione di Tursi». Il legale è un fiume in piena, non si ferma. «Riteniamo che l’interrogario sia andato bene - dice ai cronisti il legale - abbiamo fornito esaurienti spiegazioni. Del resto, è bene sapere, che uno dei capisaldi dell’accusa, è costituito dalle dichiarazioni di Carraro, personaggio inattendibile, che, a parte il caso Isola, per cui il pagamento di un debito per affari tra privati è diventato un fatto di corruzione, ha tirato in ballo un fantomatico “politico”, a cui avrebbe dato dei soldi, salvo poi smentirsi, affermando che non esiste alcun politico». Infatti, è successo che nel corso delle indagini gli uomini della Finanza avevano trovato un appunto, in cui era scritto: «politico - 6 milioni». Interrogato (anche lui è indagato, difeso dall’avvocasto Umberto Garaventa) ha risposto che era il frutto di una sua invenzione, perchè quei soldi voleva prenderseli lui). Il verbale dell’interrogatorio sarà trasmesso a Verona, «ma sarebbe stato meglio se i magistrati veronesi fossero venuti a Genova - ha commentato Boggio - perchè conoscono meglio gli atti - oppure che Isola fosse andato da loro».
Oggi si replica perchè il giudice Carpanini sentirà alle 10.30 Roberto Galiano, responsabile del settore sicurezza del Galliera, difeso dagli avvocati Andrea Andrei e Giuseppe Schiacchitano, a cui Carraro, che aveva coniato per lui il soprannome di «Coniglio» avrebbe dato 14 milioni, e alle 12 Giovanni Cazzulo, direttore amministrativo, detto «Don Pietro» (difeso dall’avvocato Giovanni Scopesi) che avrebbe avuto un’elargizione di 10 milioni. «Come dirigente ha solo stipulato un contratto - dice Scopesi - e oggi è accusato di atti contrari ai doveri d’ufficio. Non so altro. Chiariremo la sua posizione».

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