«Isolare i semi dell’intolleranza»

Gianni Pennacchi

nostro inviato a New York

Vogliamo continuare a far finta che lo scontro di civiltà non sia in atto? Marcello Pera ha i toni fermi di chi lancia l'allarme ormai da tre anni, e vede ignorati anche i moniti di papa Ratzinger. L’assassinio del prete italiano in Turchia, quasi un omicidio rituale, verrà frettolosamente archiviato tra i «gesti di squilibrato» o porterà a riflettere? È amareggiato e preoccupato, il presidente del Senato. Tra un paio d'ore presenterà alla Columbia University l’edizione americana di Senza radici (scritto con Benedetto XVI quando era ancora cardinale). Le telecamere hanno raccolto le sue dichiarazioni sulla drammatica vicenda di Trebisonda, e lui continua a parlare invocando «una reazione contro la violenza e l’intolleranza» da parte del mondo islamico che «è integrato e che dobbiamo integrare».
Tutto muove da una constatazione incontrovertibile. Siamo di fronte ad «un assassinio efferato che segue altri assassinii, violenze e massacri contro cristiani in vari paesi dell’Islam», afferma Pera ponendo il dito nella piaga: «Finora l’atteggiamento di sottovalutazione, di prudenza e talvolta anche di paura dell'Europa e dell'Occidente non ha dato buoni frutti. Dunque io credo che dovremmo reagire con pacatezza ma anche con fermezza». Come, in concreto? «In primo luogo rivendicando la nostra identità, anche religiosa, e i nostri valori di libertà, tolleranza e rispetto. Poi chiedendo ai musulmani di tutto il mondo di usare verso la nostra religione uguale rispetto e tolleranza. In particolare, dobbiamo chiedere a musulmani immigrati in Italia e Europa di condannare senza riserve questo assassinio e non offrire della loro religione una immagine di violenza e intolleranza». Ma è sempre dal cortile di casa, che si guarda al mondo e ai problemi. E Pera non si sottrae alla domanda quasi obbligata, vista la campagna elettorale: come mai anche nel centrodestra c’è diffusa sordità ai temi che Pera agita? «C’è in primo luogo un ritardo culturale dell’Europa», risponde, «che ha preferito spendere parole di relativismo, di tolleranza senza reciprocità: e questo è un ritardo della classe politica e culturale europea. C’è anche un ritardo in Italia, e in particolare il centrodestra dovrebbe più di altri, essendo meglio attrezzato, prendere la bandiera di questi principi e di questi valori».
Quel che più dovrebbe allarmare, non è solo questa esecuzione rituale di un religioso in un luogo sacro, fatta in nome di Dio oltretutto: ma che sia avvenuta in Turchia, il paese islamico più aperto, più laico e tollerante che ci sia. «È certamente preoccupante - dice Pera - perché sta a mostrare che i semi velenosi dell’intolleranza religiosa si espandono anche in un paese laico e tollerante come la Turchia. Perciò dobbiamo isolarli immediatamente, e perciò mi rivolgo ancora una volta a quanti seguono l'Islam affinché siano essi i primi, i protagonisti nella condanna, senza nessuna giustificazione e senza nessuna riserva». Escalation? Pera si augura di no e sottolinea come anche la vicenda delle vignette satiriche danesi sia «un episodio circoscritto»: pur risalendo a diversi mesi fa, «è stato utilizzato da fondamentalisti, da coloro che comunque vogliono alimentare uno scontro religioso e di civiltà». E’ vero che il mondo islamico si sente assediato dall’Occidente? «Semmai assistiamo al contrario», risponde, «poiché l'Occidente è stato fatto segno di attacchi terroristici solo per il fatto che, come gli stessi terroristi dicono, noi siamo giudei e cristiani».
Ha le idee chiare sul da farsi, Pera. E non s'offende nemmeno a dirgli che per quanto sia sceso in campo pure il suo amico Papa, i moniti continuano ad echeggiar nel deserto. Lui sorride, ammette e non s’arrende: «Talvolta questo atteggiamento di sottovalutazione e prudenza è usato anche da rappresentanti della chiesa cattolica, ma credo che non sia utile nascondere quanto sta accadendo nel mondo. Per quanto riguarda il Papa, reputo molto utile la sua enciclica: perché se Dio è amore, carità, misericordia, non si può uccidere in nome di Dio. Perciò è importante che gli islamici, soprattutto quelli che si sono integrati in Europa, che intendono integrarsi in Europa e che noi dobbiamo integrare, diano della loro religione una immagine non violenta. Questo il Papa lo ha detto, anche ricordando al corpo diplomatico che purtroppo si dice, ha sottolineato, che c'è uno scontro di civiltà. Per contrastarlo ha chiesto la verità, e che sulla verità si fondino i diritti universali di tutti gli uomini».