Israele, Ahmadinejad: Stati separati

Il leader iraniano pronto al disgelo sulla situazione in Medio Oriente dopo le accuse di "razzismo" a Gerusalemme dalla conferenza di Ginevra. E a Obama: "Pronti ad aprire un tavolo" 

Teheran - Ahmadinejad si ammorbidisce. Dopo i tentativi di dialogo di Obama ecco la prima (timida) risposta di Teheran. Il presidente iraniano aggiusta il tiro rispetto ai suoi passati proclami contro Israele, sostenendo che non impedirà ai palestinesi di riconoscere lo Stato ebraico nell’ambito di una soluzione "a due Stati". In un’intervista al giornalista americano George Stephanopoulos, pubblicata dalla Abc sul proprio sito, Ahmadinejad ha affermato che se i palestinesi riconosceranno Israele, Teheran si piegherà alle loro decisioni. "Quale che sia la decisione che prenderanno" ha detto il leader ultra-conservatore "noi non la impediremo" anzi "la sosterremo". "Per noi - ha aggiunto - si tratta di un diritto del popolo palestinese e speriamo che gli altri Paesi la pensino allo stesso modo". Ahmadinejad ha ribadito comunque anche concetti espressi alla conferenza Onu di Ginevra, nella quale aveva definito quello israeliano come un "governo razzista". "Per me - ha ripetuto - il regime sionista è una manifestazione di razzismo".

La replica a Obama Ha quindi criticato il presidente Usa Barack Obama che la settimana scorso aveva definito "spaventose" le sue dichiarazioni. Il presidente americano "ha il diritto di avere la sua opinione", gli ha risposto Ahmadinejad sulla Abc. E a proposito della mano tesa di Obama verso l’Iran, secondo Ahmadinejad il presidente americano "ci ha inviato un messaggio di amicizia ma nel comunicato elaborato dai 5+1 c’era dell’ostilità" con riferimento alla richiesta dei cinque membri del Consiglio di sicurezza (Usa, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna) e della Germania su una ripresa dei negoziati. "Le relazioni tra l’Iran e gli Stati Uniti dipendono dalle decisioni dell’amministrazione americana" ha chiuso il presidente iraniano, sostenendo che Teheran "è sempre pronta a discutere", ma chiedendo "un quadro chiaro e un ordine del giorno chiaro" per un eventuale dialogo.