Israele alza il tiro contro Hamas: strage a Gaza

Tra le 17 vittime il figlio dell’ex ministro degli Esteri Zahar, che promette: «Cacceremo da queste terre i criminali sionisti»

da Gerusalemme

Giornata di escalation bellica fra israeliani e palestinesi quella di ieri, di sangue e di morte sotto una pioggia di missili che non dà tregua al sud d’Israele e che fa prevedere il peggio. Per la prima volta Hamas, insieme a altri due gruppi estremisti, ha rivendicato il lancio di razzi su Sderot, su Ashkelon e sui dintorni: cinque i feriti, fra cui due bambini. Alcuni cecchini palestinesi hanno inoltre ucciso un giovane di 20 anni, Carlos Andres Muscara Chavez, venuto come volontario dall’Ecuador, da Quito. Il sud-americano stava lavorando nel campo di patate di un kibbutz, a Ein Hashlosha, al confine con la Striscia di Gaza, quando è stato colpito dalla pallottola. Hamas ha rivendicato l’omicidio.
Agli attacchi missilistici Israele ha risposto con incursioni, stavolta con un bilancio particolarmente pesante. Prima i militari si sono scontrati in un combattimento corpo a corpo con i terroristi che si avvicinavano alla frontiera israeliana, poi l’unità Egiz ha rastrellato l’area di Zeitun, infine sono iniziate le incursioni di elicotteri alla ricerca dei guerriglieri addetti al lancio dei razzi Kassam. È stata l’operazione militare più imponente da quando Hamas è al potere a Gaza. L’esercito israeliano ha lasciato dietro di sé almeno 17 morti e una cinquantina di feriti. Tra i morti Hussam al Zahar, figlio di Mahmoud al Zahar, ex ministro degli Esteri di Hamas, un leader estremista persino nell’ambito di Hamas e antagonista del primo ministro Ismail Hanje nonché sostenitore della linea iraniana di Khaled Mashal, il capo di Hamas residente a Damasco.
Hussam era membro dell’organizzazione armata di Hamas. Fonti dell’esercito dicono che l’identità del giovane è stata accertata solo dopo la sua mortea evento compiuto. Un altro dei figli di Zahar, Khaled, anche lui guerriglieri, era stato ucciso tre anni fa durante un tentativo di eliminare il padre. Zahar aveva otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Stretto nella furia e nella solidarietà della sua folla, ha abbracciato il corpo senza vita del figlio e ha subito ha accusato il presidente Abu Mazen di complicità con gli israeliani: «Questo è il futuro che ci prospettano Abu Mazen e i suoi colleghi, collaborazionisti di Israele e spie dell’America. Questo è il risultato della visita di Bush. Giuro su Allah che la Palestina, tutta la Palestina, dall’Egitto fino al Giordano, sarà liberata dai criminali sionisti».
Zahar ha aggiunto che Hamas avrebbe risposto in modo appropriato, intensificando la guerra a Israele. Anche Abu Mazen, da Ramallah, ha reagito con molta emozione. Ha espresso la sua solidarietà a Zahar, ha chiamato «strage» il risultato della battaglia fra gli israeliani e Hamas e ha chiesto al mondo di condannare Israele. Ha però ignorato l’attacco missilistico di Hamas e l’assassinio del giovane Chavez. L’uccisione del volontario rientra in una routine di morte voluta dagli estremisti palestinesi. Yochai Kapler, che era nel kibbutz con il volontario quando il sud-americano è caduto a terra colpito a morte, racconta tra le lacrime: «L’ho pregato di restare cosciente, mi ha risposto: “Non ci riesco”, e ci ha lasciati. No, non possiamo smettere di andare nei campi anche se ci sparano senza sosta: dobbiamo continuare a piantare e a raccogliere, anche se siamo sempre sotto tiro».
Lo scenario attuale promette una crisi, o almeno uno stallo, nelle trattative appena cominciate, dopo la visita di Bush in Israele e Palestina tra la ministra degli Esteri Tzipi Livni e il negoziatore Abu Ala. È pensabile che l’aumento dei lanci di missili contro i civili israeliani porterà a un’azione militare terrestre che, occupando circa 20 chilometri, impedirà il ripetersi di questi attacchi.
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