Israele bombarda Gaza: oltre 200 morti

L’aviazione martella le installazioni di Hamas. Il gruppo terrorista
annuncia il ritorno agli attentati suicidi. Il leader Meshaal: "Per la
Palestina è l’ora della terza intifada"

L'hanno battezzata «Operazione Piombo Fuso» ed è un'artigliata di fuoco e sangue nel grigio di una Gaza sprofondata nella bruma invernale. Alle undici e trenta in punto un centinaio di vampate trapuntano la coltre cinerea, divampano nel cielo, scuotono la Striscia, abbattono come un terremoto di acciaio e fiamme le caserme e i centri strategici di Hamas. Nel cielo ci sono 60 cacciabombardieri, a terra esplodono solo nel primo devastante round più di 100 ordigni. In meno d'un minuto scompaiono 50 fra edifici, caserme, arsenali e centri d'addestramento. Stavolta non c'è moderazione, stavolta «pietà l'è morta». La caserma dove il capo della polizia di Hamas, Tawfiq Jabber, presenzia al giuramento di un centinaio di cadetti viene spazzata via come un castello di carte, sepolta sotto una coltre di fumo nero e detriti. Là sotto bruciano i corpi di 50 reclute e dello stesso Jabber.
La seconda ondata di bombe e razzi, messa a segno da un'altra squadriglia di 20 cacciabombardieri, colpisce oltre 50 batterie di missili dispiegati al confine settentrionale della Striscia. Quel secondo colpo punta a bloccare la rappresaglia di Hamas, ma non tutto funziona. I miliziani fondamentalisti, nonostante le cento tonnellate di bombe cadute sulle loro teste, riescono a lanciare 70 missili verso i territori israeliani. Uno cade sulla cittadina di Netivot, dilania a morte un passante, ne ferisce quattro. Intanto nella Striscia si consuma l'ecatombe. L'ospedale di Gaza è una sorta d'orrendo macello, un girone del dolore dove medici, infermieri, familiari e feriti sotto choc vagano tra corpi smembrati e pazienti rantolanti. All'entrata decine di cadaveri avvolti in coperte intrise di sangue attendono sepoltura. A sera fonti della sanità palestinese annunciano oltre 225 morti e 750 feriti. Hamas ammette 140 caduti, tra cui il capo della sicurezza Ismail al Jaabary, e accusa gli israeliani di aver colpito anche una moschea. Secondo gli storici del conflitto medio-orientale è il giorno più sanguinoso dalla guerra del 1948, l’anno della fondazione dello Stato di Israele.
Il grande e cinico punto interrogativo, fondamentale per valutare l'Operazione Piombo Fuso, si nasconde nel bilancio delle vittime. Se gran parte dei cadaveri risulteranno di militanti fondamentalisti, se tra di loro si conteranno esponenti di punta dell'organizzazione Israele potrà cantar vittoria. Se il bombardamento - messo a segno tra strade e case - assumerà le forme di una strage d'innocenti, Israele avrà grosse difficoltà nel continuare la sua offensiva. La sventagliata di bombe al cuore dell'apparato militare di Hamas punta, infatti, a decapitare l'organizzazione ed è, nelle intenzioni, solo il primo colpo di un'offensiva studiata a lungo.
Prima di agire Israele ha raccolto per mesi informazioni sui centri nevralgici di Hamas ed ha tessuto per giorni la tela dell'inganno. Solo 24 ore prima di far decollare la sua falange area il governo di Ehud Olmert ha autorizzato il rifornimento della Striscia illudendo i capi di Hamas di non aver il coraggio di colpire. E l'artigliata fatale è scattata nel pieno di Shabat quando aviatori e soldati avrebbero dovuto godersi il riposo ebraico. Beffati i capi di Hamas annunciano la ripresa degli attacchi suicidi. E il leader in esilio Khaled Meshaal invita i palestinesi a dare il via contro Israele alla «terza intifada».