Israele, la Corte suprema salva Katsav dal carcere

L’accusa di stupro ridotta a quella di molestie sessuali

da Gerusalemme

Da una parte, Israele voleva finirla di sentire raccontare nei dettagli, com’è accaduto nei mesi scorsi su tutti i media, di mani presidenziali sotto le gonne delle segretarie, di caldissime avances sessuali imposte a giovani donne minacciate sui divani dello Stato. Da quando Moshe Katsav aveva, con inaudita presunzione, dato il via egli stesso nel giugno del 2006 all’esposizione brutale dei suoi vizi denunciando all’avvocato dello Stato Dani Mazuz la possibilità di essere ricattato, il Paese era stato tartassato dall’imbarazzo e dal disgusto. Ma ieri la Corte Suprema ha accettato la seconda relazione dell’avvocato dello Stato, Dani Mazuz, sulla vicenda Katsav, che in pratica gli evita il carcere. E adesso, d’un tratto, l’idea che Katsav possa farla franca sta creando un’ondata di sdegno. La relazione di accusa di Mazuz sottoposta al giudizio della Corte Suprema è apparsa al pubblico troppo blanda anche perché stilata in accordo con gli avvocati di Katsav.
Quando era stata presentata, nel luglio scorso, sei organizzazioni per la difesa dei diritti umani avevano chiesto alla Corte Suprema di cancellare il testo dell’accusa e tornare alle origini, quando Mazuz accusò Katsav, nel gennaio del 2007, di essere uno stupratore seriale. Invece, contro il parere di Doris Benish, la presidentessa della Corte stessa, e di un altro membro del Bagaz, tre giudici su cinque hanno votato per accettare la più recente formulazione dell’avvocato dello Stato, quella che ha consentito l’accordo: Katsav dovrà presentarsi davanti ai giudici solo per le accuse di molestie sessuali, atti osceni e abuso di potere. Sarà reo confesso secondo l’accordo concluso fra gli avvocati: «Un boccone amaro che l’accusato ha dovuto inghiottire per uscire da questa situazione di aggressione totale e furiosa nei suoi confronti - dice la difesa - ma che in base alle dozzine di testimonianze raccolte, avremmo potuto quasi certamente distruggere. Perché l’ex presidente è innocente».
Naturalmente non ci crede nessuno, ma certo fra il gennaio e il luglio dell’anno scorso, quando Mazuz ha presentato la seconda relazione, le cose sono molto cambiate. All’inizio Mazuz, nel progetto di accusa, disegnò un maniaco stupratore, accusabile di violenza sessuale, adesso è solo un tipaccio accusabile di molestie e atti osceni, che usa il suo potere per soggiogare delle giovani donne. Mazuz spiega che il copioso materiale mostratogli dagli avvocati di Katsav (bigliettini amorosi, testimonianze di altri impiegati, contraddizioni...) gli hanno fatto cambiare idea. È possibile che un suo personale segreto disgusto per la storia lo abbia spinto a cercare di chiudere senza clamore. Ma per Israele la ferita è gravissima, l’onta deve essere lavata, la gente chiede una giustizia che sbatta in carcere non solo l’uomo, ma l’usurpatore del ruolo sacrosanto di Presidente della repubblica. Le proteste delle organizzazioni per i diritti umani adesso sono un grido di dolore che potrebbe persino essere riconvocato il Bagaz in forma allargata. L’avvocato di una delle due donne ha detto: «Israele adesso diventerà il paradiso degli stupratori». E le organizzazioni feminili: «D’ora in avanti qualsiasi ragazza che abbia subito stupro o molestie, si guarderà bene dal cercare l’aiuto della polizia e della legge».