Israele, crisi di governo Barak contro Olmert: deve dare le dimissioni

Ehud Barak apre la crisi chiedendo le dimissioni del premier accusato di corruzione: "Cercheremo le
elezioni anticipate"

Gerusalemme - Ehud Barak ha dato il via alla crisi di governo in Israele chiedendo le dimissioni di Ehud Olmert. Barak, che è ministro della Difesa, ha sottolineato che le accuse di corruzione contro il premier lo rendono inadatto a governare il Paese. "Credo che il primo ministro debba allontanarsi dalla gestione quotidiana del Paese - ha detto durante una conferenza stampa convocata in Parlamento - non mi interessa che si autosospenda, si prenda una pausa o si dimetta. A meno che Kadima non faccia qualcosa e il Parlamento non produca un nuovo governo in grado di godere del nostro sostegno, noi laburisti cercheremo l’intesa per convocare le elezioni anticipate".

La richiesta di dimissioni L’affondo di Barak viene all’indomani della deposizione dell’uomo d’affari ebreo-americano Morris Talansky che ha ammesso di aver dato più di 100mila euro in quindici anni a Olmert, ma di non avere ricevuto nulla in cambio. Nel frattempo un sondaggio pubblicato dal quotidiano Haaretz mostra che il 70 per cento della popolazione non crede alla versione dei fatti fornita dal capo del governo che ha sempre detto di aver usato quel danaro solo per le campagne elettorali. Prima di avanzare la sua richiesta di dimissioni, Barak si è consultato "con quasi l’intero partito laburista" e, a margine della riunione di gabinetto di oggi, con lo stesso Olmert

Verso un governo di minoranza L’addio dei ministri laburisti lascerebbe al leader di Kadima un governo di minoranza e per questo, secondo indiscrezioni, Barak sarebbe già al lavoro per la formazione di un esecutivo di unità nazionale con l’opposizione di destra del Likud. A prescindere dall’accusa di corruzione, la figura di Olmert è uscita piuttosto ammaccata dalla deposizione di Talansky che lo ha dipinto come un imbonitore capace di far presa sui più ricchi nella comunità ebraica statunitense per raccogliere fondi da "bruciare" poi in costose passioni come i sigari, gli orologi e le penne di lusso.