Israele, dalle urne elettorali esce il caos

Dopo la sostanziale parità, la Livni e Netanyahu
corteggia o il capo dei nazionalisti, Lieberman, per
cercare
di formare un governo. Ma si annunciano tempi lunghi e resta l’ipotesi
di un esecutivo di unità nazionale

Prima la notte del doppio trionfo. Poi il giorno delle trattative a oltranza. Israele si è svegliata con due vincitori eppure senza un vincitore. Tzipi Livni sogna di diventare la prima donna alla guida del governo dopo Golda Meir e dice: «Gli israeliani hanno scelto chi vogliono che diventi primo ministro». Benjamin Netanyahu insiste: «Sarò io premier». Di mezzo c’è un numero tre, il protagonista dei colloqui di ieri, quello a cui sono indirizzati i messaggi della leader dei centristi Kadima e del leader del Likud Benjamin Netanyahu. Sarà Avigdor Lieberman che sciogliendo la riserva, decidendo da che parte schierare il suo partito anti-arabo, potrebbe consegnare le chiavi del prossimo governo a chi deciderà di portarlo con sé. Ma le incognite sono tante e le possibili alleanze ancora più numerose. È un grande caos quello emerso martedì dalle urne. Le trattative per la nascita di un nuovo esecutivo potrebbero durare anche più di un mese. Perché i numeri (oggi definitivi con il conteggio delle schede dei militari all’estero) dimostrano che una grande coalizione, un governo di larghe intese o di unità nazionale è l’unica via d’uscita per Israele. I moderati di Kadima, il partito del ministro degli Esteri Livni, “vincono” con un solo seggio in più (28) rispetto alla destra del Likud di Netanyahu (27). Israel Beitenu, il movimento dell’estrema destra ultranazionalista di Lieberman, conquista 15 poltrone e sorpassa i laburisti di Ehud Barak ai minimi storici (13). Shas, la destra ortodossa, arriva a quota 11. Nessuna maggioranza netta in una Knesset composta da 120 deputati e in cui sarebbe necessario avere almeno 61 seggi. Nessun partito raggiunge quota 30 deputati, un quarto del Parlamento. Per questo in Israele è tempo che tutti discutano con tutti. Ogni soluzione sembra aperta, ogni ipotesi al vaglio. La Livni sogna la poltrona di premier, invita Netanyahu a entrare nel suo governo, fa la corte a Lieberman ma vuole anche la sinistra di Barak. Netanyahu vuole tornare alla guida del Paese, incontra anche lui Lieberman, discute con Shas dell’eventualità di un governo di unità nazionale. E intanto all’orizzonte si prospetta una coalizione formata anche da cinque o sei partiti. Una situazione che non renderà facile la vita del prossimo esecutivo. E che potrebbe riproporre vecchi problemi: legislature che scadono prima del termine, elezioni che si succedono e ingovernabilità. Ora il capo dello Stato ha sette giorni per conferire l’incarico al nuovo premier (la Livni con la maggioranza relativa o Netanyahu con un blocco di destra?). Il primo ministro avrà 28 giorni per scegliere la sua squadra. Israele aspetta.