Israele, Frattini: "Da Coop e Conad razzismo"

La Farnesina critica la decisione di Coop e Conad di
sospendere la vendita di alcuni prodotti ortofrutticoli
provenienti dai Territori palestinesi occupati: "Introduce
nella dinamica del mercato un elemento di razzismo
pericoloso". Interrogazione bipartisan alla Camera

Roma - Un’iniziativa che "introduce nella dinamica del mercato un elemento di razzismo estremamente pericoloso". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha commentato da Washington la decisione di Coop e Conad di sospendere la vendita di alcuni prodotti ortofrutticoli provenienti dai Territori palestinesi occupati.

La critica di Frattini Si tratta, ha proseguito il titolare della Farnesina, di una "iniziativa pericolosa e affrettata" che "accomuna questioni politiche ed economiche e danneggia lo sviluppo dell’intera area". E ha aggiunto: "Scegliere un prodotto sulla base della provenienza e non della qualità rischia di innescare dinamiche di tipo razzista", a maggiore ragione in questo caso, "in cui la questione viene fatta con riferimento ai prodotti israeliani, perché sono ebrei". Tra l’altro, ha sottolineato Frattini, "nei Territori occupati lavorano decine di migliaia di palestinesi, quindi questa iniziativa può incidere sull’economia dei Territori che dà lavoro ai palestinesi". Secondo il titolare della Farnesina, bisogna piuttosto "continuare a rafforzare l’impegno per la pace".

Interrogazione bipartisan alla Camera Un’interrogazione è stata presentata alla Camera da Fiamma Nirenstein e Andrea Orsini del Pdl e sottoscritta anche dai deputati Paolo Corsini e Pierangelo Ferrari del Pd. Dopo aver sottolineato che "tale scelta si basa su un pregiudizio ideologico verso lo stato di Israele, uno stato amico ed alleato dell’Italia, una delle poche democrazie compiute del Medio Oriente", i parlamentari affermano che "questi atteggiamenti ricordano in modo inquietante il boicottaggio dei negozi ebraici posto in atto da alcune dittature negli anni Trenta in Europa". Nell’interrogazione si chiede quindi al governo di "prendere posizione in ordine a tale scelta, che fra l’altro penalizza gravemente i consumatori italiani, pur nel rispetto della libertà di impresa, doveroso in una nazione ad economia di mercato" e di valutare se il comportamento delle due catene della grande distribuzione non violi "le norme contro le discriminazioni razziali, politiche o religiose previste dal nostro ordinamento".