«Per Israele è una guerra di sopravvivenza»

La giornalista Fiamma Nirenstein: «Iran, Siria e Hezbollah hanno stretto un patto mortale»

Raffaela Scaglietta

da Roma

Fiamma Nirenstein, fiorentina, editorialista, inviata e scrittrice de La Stampa, insegna storia del Medio Oriente all’Università Luiss di Roma, è stata direttore dell’Istituto di cultura italiana a Tel Aviv e ha intervistato tutti i leader mediorientali, da Arafat a Sharon. Ha seguito gli scontri a Safed, al nord di Israele. E ieri è tornata a Gerusalemme per seguire l’evolversi della crisi.
Come commenta le posizioni del governo italiano sugli scontri tra Israele e Libano?
«Lo scontro in atto non riguarda una delle tante questioni territoriali per decidere dove sono i confini. È tutta un’altra cosa: Israele combatte una vera e propria guerra di sopravvivenza. È bene che tutti i politici lo capiscano. Quando per esempio il ministro degli Esteri D’Alema dice che la reazione di Israele è sproporzionata usa parametri che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti. La dimensione strategica di questo scontro è molto più impegnativa».
A cosa si riferisce in particolare?
«Israele ha lasciato il Libano nel maggio del 2000, i confini sono stati disegnati dall’Onu, e c’è stata anche una risoluzione: spiegava che spettava al Libano la responsabilità di spostare gli Hezbollah dal confine. Ma hanno avuto mano libera e con il tempo hanno costruito un esercito molto forte, perché armato potentemente con i missili iraniani Fajir 3 e 4 e i missili Kassam inviati dalla Siria».
La posizione italiana è sbagliata?
«Dire che la posizione di Israele è eccessiva è un grosso errore. Non c’è niente di eccessivo. È la risposta a una vera e propria minaccia esistenziale. Basti pensare che il mese scorso c’è stato un incontro ai massimi livelli tra l’Iran e la Siria: hanno stretto un patto militare contro Israele in collaborazione con gli Hezbollah e Hamas. E dentro Gaza come nel West Bank sono state trovate anche tracce della presenza di Al Qaida».
Vuol dire che Israele è accerchiato e minacciato?
«C’è una saldatura che può diventare fatale per Israele. Esiste un pericolo strategico che lo minaccia basato su un forte sentimento antisemita. Israele si trova a combattere un feroce presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, che ha definito gli ebrei dei bevitori di sangue e che punta a una vittoria militare con la forza della bomba atomica».
Quale è il ruolo dell’Iran in questo scontro?
«Teheran è una sede ormai centrale in questa crisi. Il leader di Hamas va in viaggio lì, una volta al mese. Gli Hezbollah hanno agito in maniera da coprire l’Iran sulla questione nucleare che verrà posta al G8. È una grande cortina fumogena alzata sul problema dell’Iran. Ma gli è andata male e c’è stato un attacco massiccio israeliano sul Libano e le sue infrastrutture. Ma l’eccitazione integralista è ormai troppo forte e Israele non può accettare di alzare le mani in segno di resa».
Quanto sono potenti gli Hezbollah in questo momento?
«Gli Hezbollah sono difficili da trasferire dal sud del Libano, hanno molti soldi. Il governo libanese potrebbe accettare di spostare gli Hezbollah, ma bisogna vedere se Beirut è in grado di farlo, se è forte o debole. La sua democrazia è fragile. Ma Beirut dispone di un esercito che potrebbe farlo. Se vuole»