Israele irritato con gli europei: «Non date fondi ai terroristi»

Gian Micalessin

Non date più soldi al terrorismo, non date soldi che possono venir usati contro Israele. La signora Tzipi Livni, ministro degli Esteri di Gerusalemme, adesso parla chiaro, senza giri di parole. Lunedì, quando i suoi colleghi europei approvarono lo stanziamento straordinario di 120 milioni di euro a favore dell'Autorità nazionale palestinese, il capo della diplomazia israeliana preferì tacere e attendere. Ieri appena scesa a Vienna, prima tappa di un viaggio che la porterà a Parigi e Londra, la Livni ha dato fuoco alle polveri, infila il dito nella piaga europea. «Uno dei concetti del mondo libero impegnato nella lotta al terrorismo è quello di non approvare il terrore, di non dare soldi ai terroristi, quest'idea è contenuta sia nella legislazione europea che in quella israeliana e statunitense», ha detto ai giornalisti.
La Livni va dritta al sodo evidenziando gli scopi di un tour europeo deciso per notificare, senza dubbi e fraintendimenti, la posizione israeliana sull'argomento. Il viaggio inizia proprio dall'Austria, attuale presidente di turno dell'Unione Europea. Dagli incontri con la signora Ursula Plassnik e poi con gli altri suoi omologhi europei, la Livni vuole ricavare la sicurezza che l'Ue smetterà di finanziare l'Anp dopo l'insediamento ufficiale dell'esecutivo di Hamas. «Tutti siamo consapevoli della necessità di migliorare la condizione della popolazione palestinese - spiega la Livni -, ma se darete i vostri soldi ad un'organizzazione terroristica quei soldi finiranno nella direzione sbagliata».
Il ministro tuttavia si guarda bene dall'escludere a priori eventuali, futuri contatto con il gruppo fondamentalista. «Mai dire mai, ma la mossa spetta a loro», abbozza la Livni spiegando che qualcosa cambierà se Hamas rinuncerà alla violenza e accetterà tutti gli accordi esistenti tra l'Anp ed Israele.
Mentre la Livni tenta di persuadere l'Europa, Hamas prepara la sua missione russa. La delegazione guidata dal capo dell'ufficio politico in esilio Khaled Meshaal e attesa per domani a Mosca spera di rompere l'isolamento internazionale ed incrinare l'unità di quel «Quartetto diplomatico» formato da Russia, Usa, Ue e Onu.
Il fronte israelo-palestinese registra intanto due agguati in Cisgiordania con l'uccisione di un colono israeliano e il ferimento di un secondo e la morte a Gaza di uno dei capi dell'ala militare della Jihad islamica dilaniato dalla misteriosa esplosione della sua auto. Secondo testimoni palestinesi, Khaled Dahdouh, un comandante dell'ala militare della Jihad islamica a Gaza, sarebbe stato ucciso da un razzo sparato da un aereo senza pilota israeliano. L'esplosione è avvenuta dopo che guerriglieri palestinesi avevano lanciato un missile Qassam alle porte di Ashkelon, senza però causare danni. Fonti dell'esercito israeliano, contrariamente a quanto avviene dopo ogni uccisione mirata, negano qualsiasi responsabilità. L'insolita smentita fa pensare all'esplosione accidentale di una bomba trasportata da Dahdouh o a un attentato con la partecipazione di collaboratori palestinesi che gli israeliani intendono, per ovvie ragioni di sicurezza, coprire.
Molti particolari da chiarire anche nell'uccisione di Eldad Avir, un colono freddato con un paio di colpi sparati a bruciapelo da un paio di uomini entrati, ieri pomeriggio, nella sua stazione di servizio, davanti al piccolissimo insediamento di Migdalim. Nonostante la rivendicazione delle Brigate martiri di Al Aqsa la polizia israeliana segue anche la pista di un possibile movente criminale. Di chiara matrice politica, invece, il ferimento di un altro israeliano, non lontano da Qalqilya. La vittima è stata colpita alla gola da due proiettili sparati da un'auto in corsa non lontano dal villaggio dove, settimane fa, i coloni deturparono la moschea con scritte ingiuriose contro Maometto.