Israele mette in carcere il governo di Hamas

Il premier Haniyeh e i leader superstiti si sono dati alla macchia. Mubarak: «Ma a certe condizioni sono pronti a rilasciarlo». Risposta: «Con loro non si tratta»

Gian Micalessin

Il governo di Hamas non esiste più. I parlamenti di Gaza e Ramallah hanno una nuova dependance nelle galere israeliane. Con un blitz senza precedenti Israele ha annullato la vittoria elettorale di Hamas arrestando otto dei suoi ministri, 24 dei suoi parlamentari qualche decina alti funzionari e 23 dirigenti dell’ala militare. E nella notte il ministero dell’Interno è stato colpito da un missile dell’aviazione israeliana che però non conferma. Perdite a parte, l’esecutivo dell’Autorità nazionale palestinese è immobilizzato dalla minaccia israeliana di eliminare gli esponenti scampati alla cattura. Una minaccia che tiene sotto tiro il primo ministro Ismail Haniyeh come l’ultimo parlamentare. Se da una parte Israele alza il livello della sfida dall’altra i generali sono costretti a tirare il freno a mano. La prevista incursione nel Nord della Striscia di Gaza, destinata a far piazza pulita delle cellule specializzate nei lanci di missili Qassam sulle cittadine del Negev, è stata improvvisamente rinviata ieri sera. L’ordine impartito dal premier Ehud Olmert e dal ministro della difesa Amir Peretz punta a dar spazio all’iniziativa negoziale intrapresa dall’Egitto per ottenere la liberazione del caporale Gilad Shalit: «I contatti hanno portato a dei risultati preliminari positivi - giurava ieri sera Mubarak -. Hamas ha accettato di rilasciare il militare a determinate condizioni, ma un accordo con la parte israeliana ancora non c’è». Israele si è affrettata a smentire attraverso il ministro degli Esteri Gideon Meir: «Mai ricevuto offerte da Hamas che comunque respingeremo: non accettiamo condizioni da un banda di terroristi».
Un misterioso attacco alla recinzione che divide la zona meridionale di Rafah dai territori egiziani fa temere però un tentativo di trasferimento dell’ostaggio oltre frontiera. L’assalto condotto da una squadra di militanti mascherati appartenenti alle Brigate Ezzedin Al Qassam fa saltare un largo tratto di recinzione. Subito dopo una folla di uomini e ragazzini si butta a capofitto nella breccia replicando l’assalto alla frontiera dello scorso settembre quando migliaia di palestinesi sconfinarono in Egitto. Stavolta a fermarli ci sono un altro muro distante un centinaio di metri, vari cordoni di poliziotti palestinesi e soldati egiziani, un bulldozer pronto a richiudere la falla con una gettata di sabbia e detriti e la minaccia del coprifuoco. L’operazione rivendicata più tardi dalle Brigate Ezzedin Al Qassam preluderebbe ad un tentativo di apertura della frontiera per evitare letali «imbottigliamenti» dei militanti armati in caso di attacco israeliano.
La decapitazione dell’esecutivo di Hamas è scattata nella notte di giovedì subito dopo il ritrovamento in un sobborgo di Ramallah del corpo di Eliyahu Asheri il colono diciottenne rapito domenica dai Comitati di Resistenza Popolare. I primi a venir prelevati sono il ministro delle Finanze Omar Abdel Razek, quello per gli affari di Gerusalemme Naef Rajoub. Dietro a loro si accodano bendati e legati Samir Abu Aysha, Khaled Abi Arfeh e tutti gli altri. Almeno cinque dei membri dell’esecutivo vengono prelevati nell’albergo di Ramallah «convenzionato» con la formazione fondamentalista. Seguendo un piano pronto da mesi altri deputati e sostenitori vengono catturati a domicilio tra Ramallah, Nablus, Qalqilya e i dintorni di Gerusalemme. L’unico ad evitare la prima ondata di arresti è il vicepremier Nasser al-Shaer che da un paio di giorni dorme fuori casa e gira con il telefonino spento per evitare brutte sorprese. Ma è solo questione di tempo. In tarda mattinata quando i responsabili della sicurezza israeliana diffondono i nomi degli arrestati la lista dei catturati comprende anche il suo nome.
Mentre Ramallah sperimenta la prima crisi di governo per incarcerazione Gaza collauda quella da latitanza. Ismail Haniyeh, il ministro degli esteri Mahmoud Zahar e quello degli interni Siad Siam sono irreperibili assieme a tutta la loro schiera di aiutanti portavoce e guardie del corpo. La scomparsa è ben motivata viste le parole di Benjamin Ben Eliezer, il ministro delle Infrastrutture israeliano con un passato da generale. «Nessuno di loro è al sicuro, il loro non è un governo, ma un’organizzazione terrorista». «È un complotto per distruggere l’Autorità Palestinese, il governo ed il parlamento e ridurre in ginocchio il popolo palestinese» ripete intanto Mushir al Masri, uno dei deputati ancora in liberta. Ma per il ministro della Difesa israeliano Amir Peretz il blitz è semplicemente «la fine del ballo in maschera, giacche e cravatte non bastano a nascondere il loro coinvolgimento nei rapimenti e nelle operazioni di terrorismo».