Israele: non toglieremo il blocco al Libano

Il mandato Onu non permette alla forza internazionale di vigilare

Andrea Nativi

Togliere il blocco aereo e navale al Libano? Israele non ci pensa neanche, fino a quando non avrà garanzia che qualcuno si faccia avanti con le capacità e la volontà di impedire che Hezbollah riprenda a ricevere l'abituale flusso di rifornimenti di armi, materiali e istruttori.
Non solo, Israele vuole anche che la frontiera colabrodo tra Siria e Libano sia finalmente controllata da entrambi i lati, sempre per rendere un po' più difficile il riequipaggiamento di Hezbollah. Si tratta di richieste più che legittime, perché questo è quanto prevede la risoluzione 1701. Addirittura la Unifil II potrebbe essere chiamata, su richiesta delle autorità libanesi, ad aiutare l'armée a sorvegliare i suoi confini, tutti.
Ma il governo libanese per ora non ha avanzato una richiesta di questo tenore, pur non essendo in grado con le proprie forze di controllare gli accessi aerei, terrestri e navali al suo territorio. Giova ricordare che il Libano non ha una vera marina militare e tantomeno una aeronautica e per di più ha perso i pochi radar di sorveglianza aerea che possedeva, distrutti dai cacciabombardieri israeliani. Quindi o Israele continua a far da sé, mantenendo il blocco, o Hezbollah potrà intensificare il ritmo con il quale già riceve l'aiuto fraterno dei suoi abituali fornitori.
E sì che in teoria, almeno sul versante navale, la Unifil II potrebbe contare su una vera «invicibile armada» in grado di controllare ogni metro delle coste libanese, nonché i suoi scali marittimi. Tutti sono pronti ad inviare navi e marinai davanti al Libano, nella consapevolezza che il fattore rischio è minimo e si può fare bella figura annoverando gli equipaggi delle navi come «partecipanti» alla missione.
Sia la Francia, sia l'Italia, sia la Spagna (che si appresta a mettere in campo i suoi marine, il «tercio de armada») sono già presenti o stanno inviando forze navali anfibie consistenti, accompagnate da unità di scorta. La 6° Flotta statunitense poi ha diverse unità e una Meu, una forza anfibia dei Marine, disponibili per emergenze al largo del Libano, forze già impegnate per lo sgombero dei cittadini statunitensi dal Paese. È scontato l'arrivo di una consistente formazione navale tedesca, di unità danesi e di altri Paesi e ci potrebbe essere poi l'impiego di velivoli da pattugliamento marittimo a lungo raggio.
Fino a pochi giorni fa si sperava di poter schierare lungo il confine con la Siria un forte contingente di agguerrite guardie di frontiera tedesche: non sono truppe combattenti, non sarebbero state a contatto con Israele e avrebbero consentito a Berlino di mettere in campo anche una forza di terra. Ma l'ipotesi è sfumata sia per le perplessità politiche tedesche, sia per l'opposizione di Damasco e lo scarso entusiasmo di Beirut.
Il «buco» più grande riguarda il cielo: Unifil per ora ha una componente navale e una terrestre, ma poco o nulla di «aereo». Se si vuole controllare lo spazio aereo libanese occorre un centro di comando e controllo mobile, un certo numero di radar da difesa aerea mobili-trasportabili e naturalmente aerei da combattimento in grado di intercettare, identificare, respingere o far atterrare eventuali «intrusi». Questi aerei andrebbero schierati su aeroporti libanesi, rimessi in sesto, e adeguatamente protetti, oppure basati su portaerei o al limite nella base britannica di Akrotiri, a Cipro.