Israele: Olmert ignora le proteste e resta al suo posto

Dopo la pubblicazione del "Rapporto Winograd" sulla guerra in Libano non si placano le polemiche intorno al premier. All'interno del governo e del suo stesso partito c'è chi gli chiede di dimettersi. Ma lui prova a resistere

Tel Aviv - Ehud Olmert resta al timone della navicella Israele. Certo, la bufera prevista con la pubblicazione del "Rapporto Winograd" sulla guerra in Libano c’è stata, eccome. Sulla testa del premier si sono abbattute critiche pesanti, il ministro degli esteri Tzipi Livni (Kadima) gli ha chiesto di dimettersi e il ministro della difesa Amir Peretz (laburista) resta amleticamente incerto se gettare la spugna: farà forse sapere le proprie intenzioni domani, in una intervista alla televisione commerciale Canale 2. Ieri inoltre 100.000 israeliani (vedi foto) di disparate convinzioni politiche si sono riuniti nella piazza Rabin di Tel Aviv per indicare perentoriamente al primo ministro la porta di uscita dal governo. "Kishlonerim (falliti), andate a casa", hanno intimato ad Olmert e anche a Peretz, che pure oggi spiega a Haaretz di aver dato un contributo molto positivo durante la guerra in Libano con gli Hezbollah.

Olmert, per ora, non fa una piega. In pubblico, noblesse oblige, ha dovuto ringraziare il giudice Eliahu Winograd per il ponderoso rapporto sulla guerra in Libano. Oggi però fra le righe dei supplementi settimanali si scopre che il premier ha non poche riserve su quel testo. L’entourage del premier ha disseminato fra i maggiori commentatori alcuni quesiti. Ad esempio: visto che lo stesso Winograd, nel rapporto, denuncia la "inesperienza" di Olmert, perché accusarlo poche pagine dopo di aver "accettato i piani delle forze armate"? Perchè è stata denunciata una mancanza di prudenza, quando al contrario durante la crisi del luglio 2006 il governo procedette (forse anche troppo) con i piedi di piombo? Perchè non dedicare attenzione ai successi politici pur conseguiti in cinque settimane di conflitto limitato, con perdite israeliane contenute?

Perchè lamentare che sia sfuggito ad Israele un successo militare sul terreno quando nemmeno i predecessori di Olmert fecero meglio nel 1973 (guerra del Kippur), nel 1982 (invasione del Libano), nel 1987 (prima intifada) e nel 2000 (seconda intifada)? A rafforzare il premier nella determinazione a restare in carica per realizzare quelle correzioni strutturali che pure gli sono state indicate da Winograd è stata ieri anche la presenza fra i dimostranti di Tel Aviv di esponenti politici che pure nel luglio 2006 avevano approvato a gran voce la ritorsione armata all’attacco degli Hezbollah. Fra quanti ora lo biasimano vi era anche chi, 12 mesi fa, gli consigliava una estensione del conflitto alla Siria. Certo la coalizione di governo necessita ancora di essere puntellata.

Nel partito laburista crescono infatti le voci a favore di una uscita dal governo che lascerebbe Olmert con il sostegno di appena 59 deputati su 120. La stampa riferisce che i laburisti potrebbero confermare invece la alleanza con Kadima se Olmert fosse rimosso e sostituito con lo stagionato vicepremier Shimon Peres, 83 anni compiuti. In questo modo sarebbe esorcizzato il "rischio" (agli occhi dei laburisti e di Kadima) di un ritorno al potere del leader del Likud, Benyamin Netanyahu, gran favorito in tutti i sondaggi. Haaretz, il quotidiano liberal, sollecita oggi Peres "ad assumersi le sue responsabilità" e a tornare alla guida di Israele, almeno in una fase di transizione.