Israele, Olmert nei guai: sotto inchiesta per fondi neri

Il grande sopravvissuto stavolta rischia di non farcela. Dopo aver resistito agli affondi della commissione d'inchiesta sulla guerra in Libano ed essere uscito indenne da almeno tre precedenti indagini, il premier israeliano Ehud Olmert rischia di finir stritolato dagli intrecci tra politica e finanza che hanno accompagnato la sua ascesa alla leadership. A far più notizia e a rendere più precaria la posizione di Olmert contribuisce non tanto la gravità delle accuse quanto la loro segretezza. Una segretezza che il procuratore generale Menahem Mazuz, terrore di tutti i politici e principale artefice delle dimissioni dell'ex presidente Moshev Katsav, vuole mantenere a tutti i costi. Per preservarla ieri mattina ha spedito a casa del premier l'unità anti frode della polizia concedendo l'autorizzazione a tenerlo sotto torchio per oltre 90 minuti.
La procedura, avviata con sole 48 ore di preavviso, non ha molti precedenti e fa pensare a qualcosa di serio e delicato. Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano Yediot Ahronot il colpo fatale alla carriera del premier potrebbe esser scaturito dall'interrogatorio di un imprenditore americano caduto sotto le grinfie dell'unità anti frode durante un recente viaggio in Israele.
L'uomo, conosciuto per i suoi rapporti con il premier, avrebbe ammesso finanziamenti elettorali e giri di denaro non autorizzati che coinvolgono Shula Zaken, il capo gabinetto di Olmert quand'era ministro dell'Industria e del Commercio nell'esecutivo di Ariel Sharon. Solo 24 ore prima di piombare nella residenza del primo ministro il commissario David Cohen e i suoi uomini avevano dedicato una giornata a spremere l'ex capo gabinetto del ministero dell'Industria. La determinazione con cui un procuratore navigato come Mazuz ha difeso l'urgenza e la segretezza di un'indagine, che in caso d'insuccesso potrebbe costargli il posto, fa pensare a prove e sospetti ben documentati. E così, ieri, un coro di parlamentari si è affrettato a chiedere a Olmert un'immediata autosospensione dalla carica di premier. Gli affondi più pericolosi, al di là di quelli scontati dell'opposizione del Likud e della destra, sono arrivati dall'alleato di governo laburista. «Il premier non può continuare a guidare il Paese mentre è sottoposto a una seria inchiesta che comporta il sospetto di gravi crimini» - ha detto la signora Shelly Yachimovich parlando a nome di tutti i deputati laburisti, ma soprattutto a nome del grande capo Ehud Barak, l'inflessibile ministro della Difesa ormai pronto a tornare alla guida del Paese.