Israele ora si divide tra voglia di guerra e paura dei fantasmi

Il primo ministro israeliano Olmert, rientrato ieri mattina dal Giappone, si è trovato di fronte una volta di più ad una decisione per lui vitale: invadere la striscia di Gaza o continuare a far vivere le città israeliane del Sud sotto la pioggia dei missili di Hamas. Nei due giorni passati ne ha lanciati 50 sul territorio israeliano. Quello che più ha impressionato è stato il lancio di un missile di tipo Grad (non di fattura artigianale, ma ovviamente acquistato all'estero) che ha colpito la città di Ashdod, un centro di 100 mila abitanti, sito della più importante centrale elettrica del paese e luogo di arrivo dell'oleodotto del petrolio dal Sinai. La pressione sul governo perché l'esercito reagisca in forza è grande come del resto lo sono le obiezioni ad una offensiva contro Hamas. C'è anzitutto la preoccupazione del primo ministro di impelagarsi in una operazione militare che, come nella guerra del Libano, oltre a costare cara difficilmente potrebbe liquidare Hamas. In secondo luogo, il governo proprio a causa della sua debolezza, esita a prendere una decisione che, qualunque possa essere il suo esito, provocherebbe una negativa reazione internazionale nel momento in cui almeno una parte dell'opinione pubblica occidentale incomincia a rendersi conto dei tentativi della dirigenza islamica di trascinare Israele in una nuova trappola militare e psicologica.
Infine la tattica seguita dal ministro della difesa Barak, ex capo di stato maggiore, senza produrre risultati spettacolari incomincia ad incrinare la resistenza di Hamas che ha lanciato l'appello a tutti i musulmani del mondo di manifestare a sostegno di Gaza impegnata in una «gravissima crisi». L'appello per il momento non sembra essere stato raccolto anche arabi israeliani hanno manifestato in occasione della preghiera del Venerdì alla moschea di Gerusalemme contro i «massacri» condotti dall'esercito israeliano a Gaza. Effettivamente sia nella giornata di giovedì che in quella di ieri, l'aviazione israeliana non ha cessato le sue incursioni mirate contro posizioni di lancio di missili a Gaza, comandi locali, immobili ministeriali, ecc. I morti palestinesi nelle ultime 24 ore sono stati 13, i feriti decine. Hamas ha ordinato a tutti i comandanti militari di non fare uso di telefoni cellulari, di non viaggiare in automezzi o motociclette e di mantenere solo contatti verbali. Quanto a Barak - che molto discretamente a cominciato a richiamare riservisti e a prepararli per qualsiasi eventualità - ha detto di non avere intenzione, per il momento, di lanciare una grande offensiva ma di essere pronto a tutte le eventualità. Se questo sarà sufficiente a diminuire le pressioni dell’opinione pubblica sul governo difficile da prevedere. Per il momento si attende l'arrivo martedì a Gerusalemme del segretario di stato americano, Condoleezza Rice, mentre il generale egiziano Suleyman ha rimandato la sua visita di «mediazione» a causa dell'aumentata tensione fra Israele e i palestinesi.