Israele: in pericolo il rapporto con l’Italia

Il cambio di premier rischia di alterare i rapporti tra i due Stati: «Martedì potremmo aver perso un buon amico», scrive il «Jerusalem Post»

Ariela Piattelli

da Roma

Gli israeliani sono preoccupati. Si preoccupano delle sorti del nuovo governo italiano perché Berlusconi è stato uno tra i più grandi amici di Israele. Guardano all'Italia con attenzione, alla sua politica estera, poiché sanno che la posta in gioco è alta: l'Italia negli ultimi anni ha avuto un ruolo chiave nelle vicende dello Stato ebraico. Nessuno può dimenticare che è stato proprio il governo Berlusconi a fare pressioni per inserire Hamas nella lista di organizzazioni terroristiche all'Unione Europea. Alla luce del risultato elettorale, che se confermato potrebbe cambiare le carte in tavola, il dibattito si apre nei maggiori quotidiani israeliani. Ancora nessun commento ufficiale poiché si attendono certezze. «Sembra che martedì Israele abbia perso un buon amico» così inizia l'articolo di Hilary Leila Krieger sul Jerusalem Post di ieri intitolato «Italy's Prodi may not be Israel-friendly». Alcuni analisti israeliani, secondo il JP, sostengono che un governo di sinistra non metterebbe necessariamente in crisi le relazioni tra Israele ed Italia. Altri analisti vedono invece prefigurarsi la possibilità di un cambiamento dei rapporti. Nei commenti e nelle analisi vige l'assoluta prudenza. C'è l'ala moderata della sinistra, composta anche da personalità che hanno dimostrato amicizia verso lo Stato ebraico (Fassino, Rutelli, Veltroni), ma c'è anche l'ala più estrema dello schieramento che dovrebbe governare l'Italia, che ha sempre avuto qualche difficoltà a comprendere le ragioni di Israele. L'esperto Mario Sznajder dell'Hebrew University di Gerusalemme assicura che gli interessi dell'Italia resteranno gli stessi: «Loro dovranno avere rapporti cordiali con Israele, se vogliono avere una qualche influenza in Medio Oriente» dice Sznajder. Anche il quotidiano Yediot Ahronot dedica largo spazio alle elezioni italiane. Nel commento di ieri di Avi Pazner, che paragona la vicenda elettorale italiana a quella statunitense Bush-Gore nel 2000, emergono interrogativi sulla stabilità di un governo composto da molte anime. «È stato un periodo d'oro per le relazioni tra Italia ed Israele» ha detto Avi Pazner facendo riferimento al governo Berlusconi. «Sono anche sicuro che il rapporto creato con Israele continuerà, e spero che continui allo stesso livello». Spetterà allo Stato ebraico privilegiare il dialogo con i moderati amici come Fassino, Rutelli, Veltroni. Sulla stessa linea l'Ambasciatore d’Israele Ehud Gol: «Le calde relazioni tra i due Stati continueranno - dice Gol alla radio militare israeliana -. Forse non nello stesso stile e nella stessa forma. Anche la maggior parte dei membri della coalizione di Prodi sono consci dell'importanza delle relazioni con Israele. Sanno che l'Italia potrà svolgere un ruolo centrale in ogni futuro processo politico in Medio Oriente solo se avrà una politica equilibrata e misurata con ambedue le parti in conflitto». Ma le incognite sono ancora molte, Fiamma Nirenstein, corrispondente della Stampa da Gerusalemme, teme che Prodi non sarà bendisposto come Berlusconi nel comprendere che Israele deve difendersi dal terrorismo e spingerà affinché lo Stato Ebraico ceda la maggior quantità di territorio possibile. Israele guarda quindi all'Italia prodiana con prudenza.