Israele a Prodi: «Gravissimo aprire ad Hamas»

Una telefonata ad Ehud e me la cavo. Romano Prodi ci stava già sperando. Dopo le parole in libertà di un pomeriggio di mezza estate, i ringraziamenti di Hamas e la rabbia d’Israele aveva già ipotizzato la classica via d’uscita. Una chiacchierata con il collega Ehud Olmert e tutto si aggiusterà. All’italica benevola maniera. Col cavolo. Il presidente del Consiglio non aveva fatto i conti con l’uragano Tzipi, con quella furia di un ex avvocato del Mossad capace da ministro degli Esteri di seppellirti sotto parole pesanti come macigni.
Il furore israeliano per le aperture ad Hamas del nostro premier e della commissione Esteri del Parlamento inglese si scatena dopo l’incontro tra la signora Tzipi Livni e il ministro giapponese Taro Aso. Che il ministro degli Esteri si prepari a sputare l’indigesto rospo lo si capisce dall’inizio della conferenza stampa. Stringe i pugni, squadra i giornalisti come quando ha qualcosa che la rode dentro. Inizia piano, con misura, in un crescendo ben calcolato. «So che la prospettiva sembra allettante... so che la comunità internazionale sarebbe felice di una riconciliazione tra Hamas e Fatah», ammette quasi leziosa, si ferma un attimo, poi avvia il temuto crescendo. Irresistibile, incontenibile. «Questo è sbagliato», strilla decisa sbattendo il primo pugno sul tavolo. «Questo è un errore», sottolinea calando l’altra mano serrata. «Un enorme errore, un immenso errore».
Se fosse lì, davanti a lei e non nella pigra Toscana, il povero Romano avrebbe di che preoccuparsi. I pugni della signora Livni sbattono sul tavolo, sottolineano l’«enormità» dell’errore, ne amplificano l’«immensità», ma bacchetterebbero volentieri, lo si capisce, il capoccione da Charlie Brown del nostro premier, le lingue improvvide dei parlamentari inglesi. Insomma colpirebbero volentieri chi, come sottolinea il ministro israeliano, non comprende quanto critico sia, in questo momento, il ruolo della comunità internazionale.
«Ogni compromesso con il terrore, ogni compromesso con questi estremisti può affondare gli sforzi del nuovo governo dell’Autorità Palestinese, l’idea in questo momento – ricorda il ministro degli Esteri - è che esista una possibilità nel dialogo tra Israele e la nuova Autorità Palestinese, che si possa raggiungere un risultato e che la soluzione sia lì a un passo». Per l’infuriata Livni, Prodi e gli inglesi non solo parlano a vanvera, ma hanno la ben più grave colpa di non comprendere la delicatezza del momento e di sabotare gli sforzi profusi per creare un «più ampio denominatore comune tra Israele e palestinesi» e avviare i primi veri colloqui di pace dopo molti anni.
A confermare le critiche israeliane ci pensa Riad al Malki, ministro dell’Informazione del governo d’emergenza palestinese. «Molte voci suggeriscono di parlare con Hamas, ma sarebbe un errore e non farebbe gli interessi di nessuno, nemmeno dell’Occidente», avverte da Ramallah il ministro palestinese senza menzionare nessuno, ma ricordando la necessità, per ora, di isolare il movimento fondamentalista.
A consolare e ad elogiare il nostro presidente del Consiglio ci pensano - com’è ormai consuetudine - i leader del movimento fondamentalista. «Il governo di Ismail Haniye ha apprezzato la dichiarazione del primo ministro italiano Romano Prodi in cui chiede il dialogo tra l’Occidente e Hamas», riferisce un comunicato diffuso dai portavoce dello stesso Haniye, che estende le sue lodi alla commissione Esteri del Parlamento britannico e chiede la fine del boicottaggio economico deciso dall’Occidente dopo la vittoria islamista alle elezioni del gennaio 2006. Voci non confermate ipotizzano intanto che Hamas si prepari a dichiarare l’indipendenza di Gaza per rispondere a un’eventuale convocazione di nuove elezioni da parte del presidente palestinese Mahmoud Abbas.
L’ipotesi sarebbe stata affrontata ai più alti livelli della gerarchia di Hamas, ma la discussione - ricorda il sito arabo Moheet - non avrebbe ancora portato a una decisione finale. Le incursioni dell’esercito israeliano, impegnato dall’alba di ieri in una serie di operazioni contro le roccheforti di Hamas nel sud della Striscia di Gaza, hanno intanto causato la morte di cinque militanti armati palestinesi e di almeno altri due civili.