Israele promette: domani alle 7 scatterà la tregua

Anche il premier libanese Siniora canta vittoria: «La risoluzione Onu prova che il mondo sta con noi»

Gian Micalessin

da Kiryat Shmona

Nessuno ha capito bene come, ma Ehud Olmert è convinto di avercela fatta. Convinto di aver fatto digerire al suo governo e all'opinione pubblica la cessazione delle ostilità. La tregua, a dar retta ai suoi portavoce, scatterà alle sette di domani mattina.
Sul fronte opposto Fuad Siniora sogna già di venir proclamato salvatore della patria. Il sì di Hassan Nasrallah sembra la miglior garanzia per la fine delle ostilità dettata dalla risoluzione dell'Onu, e approvata ieri sera dal governo libanese. Entusiasta per il sì di un Partito di Dio - messo in verità con le spalle al muro dall'offensiva israeliana - Fuad Sinora punta a raccogliere meriti e riconoscimenti per le sue mosse sul fronte diplomatico internazionale. «La risoluzione delle Nazioni Unite è nell'interesse del Libano e prova che l'intero mondo sta dalla nostra parte - dichiara il premier libanese prima di riunirsi con i suoi ministri - dopo la conclusione delle ostilità continueremo a batterci sul fronte diplomatico con la stessa forza con cui ci siamo battuti durante la guerra». Se Fuad Sinora guarda al futuro Ehud Olmert s'accontenta di sopravvivere alle incertezze e alle indecisioni degli ultimi giorni.
Il problema del premier israeliano, in queste ore, è capire sino a quando ministri e opinione pubblica lo seguiranno. All'indomani di uno dei venerdì di guerra più confusi nella storia dello stato ebraico, e a poche ore dalla riunione dell'esecutivo chiamato a votare il cessate il fuoco, la strategia del premier appare comunque più chiara. L'offensiva verso il Litani è diventata nelle sue mani bastone e carota. Bastone per il governo libanese e la comunità internazionale. Carota per i generali, l'opinione pubblica e i ministri del suo stesso governo pronti, venerdì sera, a condannarlo per aver scatenato una guerra lasciata a metà.
Grazie al bastone di quell'offensiva Olmert ha forgiato a distanza la risoluzione approvata al Consiglio di Sicurezza annullando le modifiche richieste dalla sua controparte libanese. Ne è uscito un testo condiviso anche dal ministro della difesa Amir Peretz e dal ministro degli esteri Tzipi Livni, ovvero dai suoi due principali antagonisti all'interno dell'esecutivo. «Gli esponenti chiave del governo hanno già espresso la la loro soddisfazione per gli emendamenti ottenuti nelle ultime ore», riferiscono da Gerusalemme fonti vicine all'ufficio del premier. A questo punto l'entrata in vigore del cessate il fuoco, già annunciato da fonti governative per le sette di lunedì mattina, potrebbe essere cosa fatta. L'unico scoglio e l'unica incognita restano il capo di stato maggiore Dan Halutz e i vertici militari. Nel corso della conferenza stampa alla base di Filon, non lontano da Rosh Pina, il capo di stato maggiore spiega ai giornalisti che le operazioni militari potrebbero prolungarsi per una settimana dopo la dichiarazione del cessate il fuoco «per stabilizzare la situazione nei territori» conquistati nel corso della nuova offensiva. Per Dan Halutz insomma un offensiva di 48 ore o poco più non basta ad annientare le postazioni di Hezbollah dal confine al fiume Litani. Tantomeno a distruggere le postazioni missilistiche ancora puntate su Israele. Ma ad una precisa domanda del Giornale Dan Halutz smentisce ogni disaccordo con il premier. «Siamo in una democrazia e ai militari non è consentito contestare le decisioni del governo».
Sulle mosse militari dopo l'eventuale cessate il fuoco di lunedì mattina tutti i portavoce israeliani mantengono comunque una posizione volutamente ambigua. «La logica dice che anche in caso di successo è meglio consegnare all'esercito libanese un territorio il più pulito possibile, un sud del Libano senza più Hezbollah sul terreno renderà assai più facile il lavoro dei soldati libanesi», spiegava ieri il portavoce del ministro degli esteri Mark Regev. Di certo, come ha spiegato chiaramente Dan Halutz nella sua conferenza stampa, il ritiro non avverrà prima del dispiegamento della rinnovata forza d'intervento dell'Unifil e dei soldati libanesi.