Israele rilascia il vice premier palestinese

Nasseredine al Shaer, il numero due del governo di Hamas, era stato arrestato in agosto con sessanta tra ministri e deputati

Gian Micalessin

Il grande baratto è nell’aria. Il governo del premier israeliano Ehud Olmert non lo ammetterà mai, ma lo scambio di prigionieri - indispensabile per ottenere la liberazione del caporale Gilad Shalit nelle mani di Hamas da fine giugno - si avvicina. Il primo a tornare a casa è stato ieri il vicepremier dell’Autorità palestinese, Nasseredine al Shaer. L’esercito israeliano l’aveva arrestato lo scorso 19 agosto e lo aveva mandato a far compagnia alla sessantina fra parlamentari e ministri di Hamas incarcerati dopo il rapimento del caporale. Ventotto di quei detenuti illustri, tra cui il presidente del Parlamento Aziz Dweik e quattro ministri, sono ancora dietro le sbarre e attendono di venir processati da un tribunale militare con l’accusa di terrorismo.
Nasseredine Al Shaer, sfuggito alla prima ondata di arresti, venne catturato a Ramallah il 16 agosto scorso. Ieri però la Corte militare incaricata di formalizzare le accuse di terrorismo lo ha dichiarato estraneo a tutti i capi d’accusa e ne ha ordinato l’immediato rilascio. Secondo Osama al Saadi, avvocato di fiducia del numero due del premier palestinese Ismail Hanyah, il suo assistito è stato scagionato per «totale assenza di prove» ed è stato subito scarcerato. L’unica limitazione è il divieto, fino al 16 ottobre, di lasciare Nablus per partecipare ai lavori del governo a Ramallah.
«Il mio arresto era del tutto immotivato e rientra nella campagna di aggressione contro il popolo palestinese», ha detto il ministro una volta rientrato a Nablus. Al Shaer in virtù della sua funzione di vicepremier rappresenta Hanyah nelle sessioni di governo tenute a Ramallah ed era quindi il più autorevole fra gli esponenti di governo ancora in carcere. La sua liberazione viene interpretata come un gesto di buona volontà per agevolare la liberazione del caporale Shalit e facilitare la formazione di un governo di unità nazionale tra Hamas e Fatah.
La richiesta di liberare i ministri e i parlamentari di Hamas ancora detenuti era stata avanzata nei giorni scorsi dal presidente palestinese Abu Mazen, secondo il quale Hamas accetterà di formare un nuovo esecutivo solo quando avrà la certezza di veder scarcerati i propri dirigenti.
La trattativa per la liberazione del caporale Shalit è invece tutta in mani egiziane. Poche ore prima della liberazione di Al Shaer, il capo dei servizi segreti egiziani, Omar Suleiman, responsabile della trattativa, ha inviato una lettera assai dura alla dirigenza di Hamas in esilio a Damasco. In quella missiva, indirizzata a Khaled Meshaal, Suleiman chiede l’immediato rilascio del soldato israeliano e fa capire che il sì dei dirigenti in esilio alla liberazione rappresenta l’unica condizione ancora necessaria per lo scambio. Come dire: le migliori condizioni per quel rilascio le abbiamo già definite; la responsabilità di una mancata soluzione del caso è, d’ora in poi, solo e soltanto vostra.