Israele scricchiola sotto la pressione fiscale. Netanyahu corre ai ripari

Le nuove tasse sulla benzina hanno scatenato una violenta protesta. Il ministro delle finanze rischia il posto

Incalzato da una protesta per l'alto costo della vita in Israele. che ieri sera ha visto scendere in piazza nel paese 150 mila persone e che non accenna a scemare, il premier Benyamin Netanyahu corre ai ripari. Oggi ha annunciato la costituzione di una commissione ministeriale per un dialogo con i leader della protesta e per proporre misure pratiche per alleviare gli oneri che gravano sul cittadino, studiando al tempo stesso una revisione delle priorità di spesa nel bilancio dello stato.
Ma questa revisione, per venire incontro al tartassato ceto medio e per essere davvero profonda, non potrà evitare di toccare formidabili centri di potere e di interessi, ciascuno dei quali è in grado di provocare una crisi di governo: la difesa, i coloni degli insediamenti e gli ebrei ultraortodossi. È ancora da vedere se il premier avrà il coraggio necessario. Emergono intanto le prime crepe nell'amministrazione statale con le dimissioni, annunciate oggi, del direttore generale del ministero delle finanze Haim Shani, motivate da «dissensi di lunga data su questioni significative» col titolare del ministero Yuval Steinitz, forse prossimo «agnello sacrificale». Israele, ha detto Netanyahu, gode di un'economia solida e di un tasso di disoccupazione che è il più basso tra le economie occidentali, ed è perciò in grado di compiere i passi necessari per venire incontro ai cittadini. Al tempo stesso, però, il governo «dovrà evitare passi frettolosi e populisti che potrebbero portarci alla situazione in cui si trovano certi paesi in Europa, sull'orlo della bancarotta e con una massiccia disoccupazione». Una prima decisione è stata intanto quella di sospendere un nuovo aumento del prezzo della benzina che doveva entrare in vigore a mezzanotte. Passi iniziali che non convincono, finora, i manifestanti resi scettici da una lunga lista di promesse rimaste poi sulla carta. Essi non danno segno di voler abbandonare gli attendamenti contro il caro alloggi eretti nel Paese. Alla protesta continuano ad associarsi ogni giorno che passa sempre nuove categorie, come le madri che denunciano l'alto costo dei nidi di infanzia, la minoranza araba il cui «cahier de doleances» è amplissimo. Continua, inoltre, lo sciopero dei medici che chiedono una riforma profonda della sanità pubblica, ai quali va la solidarietà del vasto pubblico. La maggior parte della stampa israeliana, che ha un ruolo non marginale nell'incoraggiare la protesta, è piena di elogi per le manifestazioni di ieri sera che nella sola Tel Aviv - città laica, godereccia e solitamente apatica - hanno visto la partecipazione di 100 mila persone. È questo forse il segno che dovrebbe allarmare di più il premier.