Israele si prepara alla guerra

La guerra, per essere molto chiari, minaccia il Medio Oriente quanto e di più del luglio 2006, e data la globalità della jihad e il fatto che Hezbollah sia pilotato, come del resto Hamas, da interessi iraniani oltre che siriani, un conflitto oggi può avere riflessi molto più larghi delle solite guerre: prima della proliferazione missilistica si assisteva solo a guerre di confine. Ora, non è così: i missili possono cadere molto lontano fra la gente, possono cambiare obiettivo, provocare scontri larghi, dalla conquista locale al sommovimento globale.
Scrive il giornale libanese al Akhbar, di simpatie sciite, che il nostro generale Claudio Graziano, capo dell’Unifil, ha comunicato alle truppe un piano di azione nel caso un aereo israeliano venga abbattuto nel cielo del Libano. Secondo il piano l’Unifil deve immediatamente occuparsi del pilota e in caso esso sia stato catturato da milizie, liberarlo. Se fosse nelle mani dell’esercito, l’Unifil non deve agire. L’Unifil ha smentito tutto, ma ha anche ribadito che secondo la risoluzione 1701 deve fare qualsiasi cosa in suo potere per salvare la vita di soldati stranieri dentro i confini libanesi. Se in questa forma o in un’altra l’Unifil ha inviato un messaggio agli hezbollah invitandoli a evitare altri rapimenti, tantopiù in seguito ad abbattimento di aerei israeliani, non ha fatto altro che rispondere a concrete minacce.
Ci sono almeno tre fatti nuovi che vanno presi in considerazione. Primo: gli uomini di Nasrallah, ormai stanziati in 2.500 nel sud del Libano, sono pronti a una guerra che minacciano ogni giorno, chiamandola «resistenza». «Resistenza» non sarebbe, dato che Israele è uscito dal Libano dal 2000. In particolare, Hezbollah ha minacciato proprio due giorni fa di «far smettere» i voli di ricognizione israeliani. Hezbollah ha piazzato batterie antiaeree e nuove armi di importazione iraniana e siriana sulle montagne, con lo scopo di intercettare i voli. Usare queste batterie sarebbe un modo di ricominciare il conflitto alzando la bandiera della «difesa» e della «resistenza». Secondo: il gabinetto libanese ha approvato all’unanimità una bozza che garantisce a Hezbollah il diritto «di liberare o recuperare le terre occupate»: ovvero, la resa a Hezbollah è completa, gli uomini di Nasrallah potrebbero attaccare Israele senza chiedere il permesso a nessuno. Con questa garanzia Nasrallah dice di voler combattere quanto prima, e ad ogni momento può presentarsene l’occasione. In terzo luogo, lo stato d’animo d’Israele è molto cambiato: ora, dopo il trionfo del terrorista restituito Samir Kuntar presso tutti gli uomini di governo moderati del Libano che sono andati a omaggiarlo, ritiene l’Unifil un fallimento totale e il Libano un puro retroterra di Nasrallah.
Per la seconda volta in un mese, ieri si è riunito il Gabinetto di sicurezza per prendere una posizione su questa novità concettuale e strategica: che il governo del moderato Fuad Seniora e di Michel Suleiman, ora crea uno statuto che dà a Hezbollah il diritto di «liberare il Libano». In una parola, il governo libanese si rende corresponsabile delle scelte degli hezbollah, come sappiamo altamente influenzabili sia dalla Siria sia dall’Iran. Nonostante Bashar Assad si sia presentato a Parigi cercando la riabilitazione internazionale, sabato era a Teheran e i suoi incontri con Ahmadinejad hanno rafforzato i loro rapporti. E l’unica promessa vera strappata ad Assad da Sarkozy, quella di aprire un’ambasciata a Beirut, per ora latita, mentre il presidente libanese Michel Suleiman ha detto «fra noi e la Siria non c’è bisogno di nessuna normalizzazione, perché fra noi le cose sono già naturali». Sullo sfondo, l’opposizione dura dell’Iran a qualsiasi trattativa. Le armi che intanto sembrano destinate agli hezbollah sono la nuova generazione di missili manufatti in Russia SA-8, o anche gli SA-15 operanti in Iran tramite la Siria: armi molto potenti. Anche per la loro presenza ogni futuro scontro sarebbe talmente pericoloso per Israele, preso fra i due fuochi Hezbollah-Hamas (che ieri ha violato la tregua lanciando un missile su Ashkelon), da far pensare che Gerusalemme stia discutendo come prevenire questo guaio.
Fiamma Nirenstein