Israele si ricrede su Pio XII: disgelo con il Vaticano

Roma - Il nunzio apostolico in Israele Antonio Franco ha partecipato ieri sera alla cerimonia della Giornata della memoria in ricordo dell’Olocausto nel museo dello Yad Vashem di Gerusalemme e il gelo che sembrava calato nei giorni scorsi, a causa della didascalia su Pio XII, giudicata «offensiva» dalla Santa Sede, sembra superato. Lo ha annunciato lo stesso arcivescovo comunicando di aver ricevuto una lettera del presidente del museo. Monsignor Franco ha detto che «una nota del museo ha espresso la disponibilità a comprendere le ragioni del Vaticano» e a «riconsiderare il modo in cui papa Pio XII è presentato». «Poiché la mia azione non era intesa a dissociarmi dalle celebrazioni – ha aggiunto il diplomatico vaticano – ma a richiamare l’attenzione sul modo in cui il Papa è presentato, il mio scopo è stato raggiunto». Anche il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha precisato che la decisione di presenziare alla cerimonia è stata presa «dopo una lettera della direzione dell’Istituto del memoriale che, in risposta alla lettera del nunzio, manifestava disponibilità al dialogo».
Nelle stesse ore veniva resa pubblica la missiva, datata 15 aprile, con la quale Avner Shalev, presidente di Yad Vashem, rispondeva alla comunicazione inviata da monsignor Franco nei giorni scorsi. «Ho ricevuto la sua lettera del 3 aprile – afferma Shalev – nella quale ha espresso la sua intenzione di astenersi dalla cerimonia di apertura della Giornata della memoria 2007 dei martiri e degli eroi dell’Olocausto, e mi sono dispiaciuto nell’averlo appreso, particolarmente perché questo giorno e questi eventi sono dedicati alla memoria dell’Olocausto e alle sue vittime». Il presidente di Yad Vashem ha quindi citato le parole pronunciate da Giovanni Paolo II, durante la sua storica visita al memoriale: «Sono venuto a Yad Vashem a rendere omaggio ai milioni di ebrei che, depredati di tutto, specialmente della loro dignità umana, furono uccisi nell’Olocausto. È passato più di mezzo secolo, ma la memoria rimane... Noi desideriamo ricordare».
«Mi dispiace – ha scritto Shalev al nunzio – che lei abbia scelto di collegare la commemorazione dell’Olocausto e delle sue vittime a questo dibattito storico. Qui a Yad Vashem noi abbiamo il compito di far ricerca sulla storia dell’Olocausto. La valutazione del ruolo di Papa Pio XII durante l’Olocausto costituisce una sfida a coloro che desiderano confrontarsi seriamente con essa. È una questione complessa, e noi continueremo a far sì di essere radicati fermamente nella più aggiornata verità storica. Ci farebbe piacere esaminare qualsiasi nuova documentazione che possa venire alla luce su tale questione».
In realtà dalla missiva del presidente del museo, pur sottolineando la disponibilità al dialogo, non traspare così chiaramente la volontà a riconsiderare la didascalia e quell’accenno a «nuova documentazione» lascia intendere che nonostante le conoscenze storiche esistenti il giudizio su Pio XII rimarrà tale e quale. Tutto il materiale storico riguardante Papa Pacelli, messo online da Yad Vashem, appare effettivamente a senso unico, e contrasta con le numerosissime testimonianze dei sopravvissuti che alla fine della guerra resero omaggio al Pontefice, un esempio delle quali è stato pubblicato dal Giornale nell’edizione di ieri. È evidente che la Santa Sede, ottenuto di far presente il problema e il disagio per i visitatori cattolici del memoriale, vuole allentare la tensione e valorizzare la disponibilità al dialogo manifestata da Shalev.