Israele sigilla Gaza: "È un’entità nemica"

Si aggrava la situazione dopo la decisione di Gerusalemme di non tollerare oltre i lanci di razzi Kassam. Lo Stato ebraico minaccia di tagliare luce e benzina. Gli integralisti promettono di rispondere con le armi. La Rice oggi a Ramallah

Gerusalemme - «Un’entità nemica»: così il governo israeliano ha proclamato ieri la Striscia di Gaza, passata dopo una sanguinosa lotta con Fatah sotto il controllo di Hamas, e sgomberata da Israele nell’agosto del 2005. La scelta dell’esecutivo del premier Ehud Olmert è stata raggiunta al termine di lunghe discussioni sulla base di una proposta del ministro della Difesa, l’ex premier Ehud Barak, e viene spiegata così: «Hamas è un’organizzazione terroristica che ha preso il controllo della Striscia di Gaza, che si è trasformata in territorio ostile... Il movimento estremista ha la responsabilità per questa attività... si è dunque stabilito di adottare le raccomandazioni dei responsabili della sicurezza, incluse la continuazione delle operazioni militari e antiterroristiche».

Ma il governo israeliano promette anche misure completamente nuove, come quelle del restringimento del passaggio di vari beni, la riduzione del rifornimento di benzina e di elettricità. La formulazione resta ambigua, per cui non sembra imminente, per esempio, il taglio della luce elettrica o dei medicinali. Non dice quando il blocco entrerà in vigore e, anzi, promette di tenere conto degli aspetti umanitari. Tuttavia, la svolta c’è stata e Israele è adesso intento a valutarne le implicazioni legali e internazionali; Hamas reagisce irritata, affermando che riterrà Israele responsabile di tutto quello che potrà derivare da questa scelta che, annuncia il partito integralista palestinese, equivale a «una dichiarazione di guerra», alla quale promette di rispondere. Hamas cercherà comunque appoggio internazionale per evitare che Israele proceda nella sua decisione. Anche il presidente palestinese Abu Mazen, avversario di Hamas, condanna la scelta di Olmert. E preoccupato si è detto il segretario generale dell’Onu, il sudcoreano Ban Ki-moon.

«Purtroppo - dice il ministro degli Interni israeliano Avi Dichter - i palestinesi si rifiutano di prendere atto che l’occupazione di Gaza è terminata da due anni e, nonostante ciò, noi restiamo l’obiettivo dei loro missili Kassam e dei loro attentati. Ecco cosa riceviamo in cambio di denaro, luce, benzina e assistenza medica». Il segretario di Stato americano, la signora Condoleezza Rice, giunta ieri a Gerusalemme, ha detto ieri al ministro degli Esteri israeliano, la signora Tzipi Livni, che «anche per noi Hamas è un’entità nemica». E lo ha ribadito nell’incontro che ha avuto poi con Barak.

La Rice sarà oggi a Ramallah per proseguire nella problematica preparazione della conferenza di pace di novembre (che ora Abu Mazen sembra voler rimandare e su cui i sauditi, perno di un possibile schieramento moderato anti-iraniano, nicchiano) e spera di calmare israeliani e palestinesi promettendo a entrambe le parti, in questo clima di guerra, un’aurora che appare sempre meno rosea.

Perché Israele ha stabilito di sfidare l’opinione pubblica internazionale con questa mossa a Gaza? Perché il confronto con Hamas è stato ultimamente molto duro e l’episodio della settimana scorsa alla base di Zikim, dove sono stati feriti da un Kassam 96 soldati, ha acuito la tensione. Non è passato quasi giorno, dal ritiro israeliano dalla Striscia, senza che razzi fossero lanciati sulla popolazione della città di Sderot. In questi anni i Kassam hanno fatto 12 morti e dozzine di feriti, decine gli edifici distrutti. L’economia locale è in rovina. I bambini vivono in stato di choc e di continuo allarme con le sirene che li chiamano più volte al giorno nei rifugi. Attaccare Israele è lo strumento che consente ad Hamas di controllare la gente di Gaza, stanca e scontenta, soprattutto per lo scontro con Fatah. E nella Strisca gli «iraniani», veri o loro simpatizzanti, diventano parte del paesaggio. Hamas ha lanciato anche nei territori della Cisgiordania una campagna di attacchi terroristici su larga scala e prepara, importando tonnellate di tritolo e di armi moderne nascoste in gallerie, il terreno per una guerra totale: lo stile è quello degli hezbollah, ormai il modello di Hamas che si sente piena parte dell’esercito dell’integralismo islamico, guidato dall’Iran, che punta alla riconquista islamica.

Hamas ha sempre basato la sua teoria bellica sulla mobilità dei missili trasportabili a spalla da un solo uomo (ne ha sparati in questi mesi 3.000); ora è arrivato anche un tipo di arma balistica che, per la prima volta, pone Israele nella condizione di essere bersagliato da nord e da sud dai razzi iraniani: dalla Siria, dagli hezbollah in Libano e da Gaza. La decisione adottata ieri dal governo israeliano vuole quindi evitare che Gaza diventi una base incontrollabile da cui partano attacchi ancor più pericolosi per lo Stato ebraico, siano essi portati con razzi che con incursioni di guerriglieri. Una mossa che mira anche a indebolire e far cadere il governo locale di Hamas, ma pure a neutralizzare i tentativi di Hamas di affondare il summit previsto a Washington in novembre.