Israele è sotto choc dopo l'ennesima strage

Il Paese si ferma per i funerali:
sette vittime su otto erano adolescenti.
Hamas rivendica poi smentisce.
Il governo: i negoziati proseguono<br />

Gerusalemme - Otto cadaveri, il pianto di una nazione e troppe incognite. Ehud Olmert è ad un altro drammatico bivio tra emozione e ragion di Stato. I sentimenti gridano vendetta per i corpi di quei sette adolescenti e di un 26enne martoriati dai proiettili, invocano rappresaglia per i nove feriti, tre dei quali tra la vita e la morte. La ragion di Stato, come gli ha insegnato la campagna libanese del 2006, richiede, però, ponderazione. Grazie a Dio è shabbat, 24 ore e più rubate alle emozioni e regalate alla riflessione, fino alla riunione di governo di domenica mattina. Nell’attesa ci si limita alla routine, come la chiusura totale della Cisgiordania, l’inasprimento dei posti di blocco e delle misure di sicurezza.

I portavoce, intanto, fanno capire che il negoziato nonsi fermerà, che gli impegni di Annapolis e i colloqui di pace non verranno accantonati. Malo dicono sottovoce. E non solo per non irritare l’opinione pubblica più arrabbiata. Non solo per quelle grida di «morte agli arabi» levatesi davanti al sangue di Merkaz Harav. Olmert e i suoi, prima di annunciare una reazione, vogliono comprendere meglio ogni dettaglio della strage. Da chi prendeva ordini il solitario 25enne Ala Hisham Abu Dhaim, il palestinese uscito dal sobborgo di Jabal alMukaber alla periferia est di Gerusalemme? Certo era l’autista della scuola rabbinica, non aveva problemi ad entrarvi o uscirvi, ma chi lo ha armato? E sarà proprio vero,come racconta la sorella, che è stata solo la reazione autonoma di un ragazzo sconvolto dall’uccisione di 120 palestinesi a Gaza? La polizia ha fatto irruzione nella casa dello stragista, ha tolto le bandiere diHamaslistate a lutto, ha arrestato dieci familiari.

La grande paura è che Hamas stia organizzando nuove cellule operative fra i 23mila palestinesi di Gerusalemme Est e si prepari a sfruttare la libertà di movimenti garantita dai loro documenti israeliani. L’ambigua rivendicazione di Hamas, prima annunciata e poi smentita, contribuisce ad amplificare i timori. Potendo contare su manipoli di terroristi con documenti in regola l’organizzazione avrebbe interesse ad incoraggiare l’idea diungesto individuale e a coprire gli altri complici.

In quest’ambiguità l’inevitabile obbligata rappresaglia resta difficile da formulare. Un’altra mazzata su Gaza può risultare fuori luogo per l’opinione pubblica internazionale. Una ritorsione in Cisgiordania rischia di assestare un colpo finale al presidente palestinese Mahmoud Abbas, trasformandolo da evanescente interlocutore in cadavere politico. Dunque Olmert attende, sfrutta al meglio anche l’indignazione dei propri cittadini e la vergogna di un Consiglio di Sicurezza dell’Onu bloccato dalla pretesa della Libia di purgare della parola «terrorista» la mozione di condanna per la strage presentata da Washington.